«Un premio al teatro
che parla ai ragazzi»

Il regista Pino Di Bello, della compagnia comasca Anfiteatro, ottiene un nuovo riconoscimento al Festival “I Teatri del Mondo”

«Un premio al teatro che parla ai ragazzi»
Pino Di Bello, regista

È arrivata una nuova soddisfazione per il mondo del teatro lariano. La compagnia comasca Anfiteatro ha vinto, per la seconda volta, il premio per il Miglior spettacolo, al Festival Internazionale “I Teatri del Mondo” che si è svolto, nei giorni scorsi a Porto Sant’Elpidio. Nell’ambito del Premio Città dei Bambini, la compagna ha sbaragliato la concorrenza, italiana e internazionale, con l’allestimento “Lingua Blu”, ispirato al celebre racconto di Roald Dahl “Le Streghe”. Per Pino Di Bello, autore e regista di notevole talento, un “raddoppio”, visto che, nell’edizione 2017, lo spettacolo “Un dito contro i bulli” aveva meritato il riconoscimento per la miglior drammaturgia.

Di Bello, è davvero un momento appagante quello che sta vivendo Anfiteatro…

Direi di sì. Siamo soddisfatti del premio ricevuto perché riconosce l’impegno e la serietà con cui realizziamo le nostre produzioni, spronandoci a continuare sulla strada intrapresa negli spettacoli per ragazzi ed adulti.

Anche “Lingua blu” parla ai giovanissimi di temi importanti?

Credo, da sempre, che sia giusto presentare ai bambini spettacoli che sappiano trattare, nel modo corretto, anche temi problematici e contemporanei. La serietà e la leggerezza si fondono anche nello spettacolo “Lingua blu”. La giuria del Premio Città dei Bambini ha scritto, nella motivazione:« …La compagnia Anfiteatro riconferma con “Lingua blu”, la capacità di rivolgersi in maniera diretta e profonda ai bambini, facendo leva sulle emozioni e sulle curiosità proprie dell’infanzia.

Nello spettacolo, che è interpretato da Naya Dedemailan, si parte dall’archetipo della strega per raccontare i rischi della rete e realtà come la pedofilia. Naturalmente tutto è pensato per essere pienamente compreso dagli spettatori (dagli otto anni, ndr).

Siamo lontani dall’idea di teatro dell’evasione…

Il teatro è il filtro che, attraverso le emozioni, può far comprendere la realtà. La protagonista della vicenda impara che nella vita ci sono i pericoli ma anche che da essi ci si può difendere, per arrivare al lieto fine. Ci siamo ispirati a Roald Dahl che è un grande maestro, ma anche al linguaggio simbolico delle fiabe e che insegnano e fortificano. Tra molte risate e un po’ di spavento, si giunge al lieto fine che rappresenta una crescita della protagonista e anche dello spettatore.

La prosa per ragazzi è un genere fondamentale per Anfiteatro?

Amo scrivere per il pubblico dei più giovani anche se tendo a non porre limiti di età, verso l’alto, alla fruizione degli spettacoli. Molti nostri lavori sono infatti nel contempo fruibili per ragazzi ed adulti.

È il caso di “Nelson”, l’allestimento che avete proposto di recente anche sulle scene milanesi.

Sì, l’esempio è calzante. “Nelson” interpretato da Marco Continanza, è un monologo pensato per i ragazzi delle medie, che scoprono così un personaggio straordinario. Ha ottenuto però un grande e incontestabile successo alla sua presentazione. Abbiamo già programmato decine di repliche e il pubblico reagisce sempre con grande calore e commozione autentica.

Cos’altro bolle in pentola?

Abbiamo molti progetti in corso di realizzazione. In primis, sto lavorando allo spettacolo “Matilde” che completerà la trilogia dopo “Un dito contro i bulli” e “Lingua blu”. In più, è in preparazione un lavoro sulla Shoah che è tratto dal racconto di Nathan Englander “Gli acrobati”. È una storia che racconta l’Olocausto in modo “lieve”, perché, come ci insegna la cultura ebraica, bisogna saper sorridere anche nelle peggiori tragedie. Infine ci prepariamo a celebrare, sempre in palcoscenico, il Centenario di Gianni Rodari, il grande poeta e pedagogista che nacque nell’ottobre del 1920. Ho appena finito di scrivere la drammaturgia e ne sono molto contento.

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