«Vi racconto Agatha Christie, immersa nella grande Storia»
Intervista Jennifer Radulovic, storica, allieva di Barbero, e autrice questa sera alle 21.30 a Palazzo Natta narrerà vita e curiosità sulla più nota giallista di sempre
Lettura 2 min.Volete approfondire la vostra conoscenza di Agatha Christie, la maestra del giallo? Parolario ve ne offre l’occasione, questa sera, dalle 21.30, a Palazzo Natta, a Como. A suggellare la prima giornata della manifestazione culturale, giunta alla XXVI edizione, sarà Jennifer Radulovic, storica, saggista, divulgatrice culturale e performer. Introdotta da Alessio Brunialti, l’ospite condurrà il pubblico in un viaggio “immersivo”, ricco di aneddoti, curiosità, dettagli poco noti, per ricostruire la vita e la parabola artistica della grande autrice di “Assassinio sull’Orient Express” e “Poirot sul Nilo”. L’ingresso è libero. Ne parliamo proprio con Radulovic che, tra l’altro, da ieri, è in libreria con il suo ultimo saggio storico, edito da Feltrinelli, con il titolo “Barbaricus. Viaggio nel medioevo con gli occhi degli altri”.
Come nasce questo progetto su Agatha Christie e come si collega con la sua formazione da storica?
Sono una storica “pura”, Mi sono laureata con Alessandro Barbero, che considero il mio maestro anche nella divulgazione. Ho però sempre coltivato multiformi interessi, riguardanti soprattutto la narrazione. Diciamo che ho sempre avuto una vocazione al palco. A partire dal 2016, ebbi l’opportunità di mettere in pratica questa passione e e da allora faccio la divulgatrice a tempo pieno, con oltre 70 date annue. Stasera sarò a Parolario con la mia narrazione su Agatha Christie grazie alla felice coincidenza del tema del Festival (quest’anno, complice anche il cinquantesimo anniversario della morte della Christie, il tema di Parolario è “Chi è stato? Scrittura e indagine da Agatha Christie all’intelligenza artificiale”, ndr).
Senza svelare troppo, come vuole avvincere il pubblico?
La grande scrittrice è davvero interessante, non solo grazie alla sua ricchissima produzione che include decine di gialli - oltre ad alcuni romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott, opere teatrali, radiodrammi e altro. La stessa vita della Christie, che ricostruirò fondendo grande Storia e vicende personali, offre l’opportunità di comprenderne la scrittura e scoprire come e perché abbia lasciato un’orma ancora oggi fondamentale, nella scrittura di gialli.
Quali saranno le tappe della sua presentazione?
Partirò dalle origini e arriverò anche oltre la morte di Christie, avvenuta nel 1976, per raccontare la sua eredità, letteraria ed economica. Svelerò alcuni dettagli poco conosciuti e ricostruirò la cornice storica in cui quella vita si è svolta.
In effetti, Agatha Christie è stata un’autrice longeva e ha attraversato epoche molto diverse, dagli anni Venti ai Settanta...
Sì. Per esempio, la fase della Prima guerra mondiale fu determinante e ha influenzato, di certo, lo stile e le storie scritte dopo. Lei stessa svolse compiti di infermiera volontaria in un ospedale di Torquay, nel Devon, dove erano curati molti feriti provenienti dal Belgio. Non è un caso che uno dei suoi personaggi più famosi, Hercule Poirot, sia un investigatore belga, per di più reduce della Grande Guerra.
Come definisce lo stile di Christie?
Direi che il suo stile è, in genere, costruito sulla capacità di indagine razionale dei suoi detective, in un clima non tensivo. C’è però un’eccezione. Parlo di “Dieci piccoli indiani”, il suo romanzo più angosciante, in cui, prima di tutto, troviamo la dimensione dell’isolamento, la pressione della paura crescente e della solitudine di tutti i personaggi. Inoltre, non c’è, in questo capolavoro, la dimensione del bene e manca proprio il conforto di un agente della giustizia positiva, in grado di ristabilire l’equilibrio e punire il colpevole.
Lasciamo al pubblico il piacere di scoprire il resto stasera e facciamo un cenno a “Barbaricus”, un saggio che può sorprendere...
In questo libro, ho scelto di ribaltare la percezione corrente del Medioevo. Prima di tutto, vorrei fugare l’idea che quella lunga stagione fosse solo buio e involuzione. In più, ho scelto di offrire il punto di vista degli altri, i “barbari”, gli stranieri.
Una scelta che fa riflettere anche sull’oggi?
Credo che sia dovere dello storico rileggere il passato per trovare anche spunti di riflessione sul presente.
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