Trump attacca il Papa: «Debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera»
Esteri Il presidente degli Stati Uniti ha detto di non essere un fan di Leone XIV dopo le critiche di quest’ultimo sulla guerra in Medioriente. Il pontefice ha risposto di non temere l’amministrazione Trump
In un post pubblicato domenica sera su Truth Donald Trump ha attaccato duramente Papa Leone definendolo «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». Il presidente degli Stati Uniti ha aggiunto che preferisce «di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga, lui ha capito tutto» e ha affermato di non volere un Papa «che ritenga accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». In un secondo momento ha detto ad alcuni giornalisti che non crede che il Papa stia svolgendo un buon lavoro e ha anche detto di non essere suo «fan».
«Dovrebbe essermi grato»
Leone XIV: «Delirio di onnipotenza che ci circonda e che sta diventando incredibilmente imprevedibile e aggressivo»
L’attacco di Trump è arrivato dopo che, nei giorni scorsi, Papa Leone - il primo pontefice statunitense nella storia della Chiesa - si era espresso sulla guerra in Medioriente, iniziata il 28 febbraio scorso da Stati Uniti e Israele con un attacco sull’Iran, chiedendone la fine e criticando il modo in cui Trump stesso si è espresso in diverse dichiarazioni pubbliche, come quella di settimana scorsa in cui prometteva di cancellare l’intera civiltà iraniana, minacciando anche attacchi sui civili che non si sono poi verificati grazie all’approvazione di una tregua temporanea. Il Papa sabato sera, durante una preghiera serale in San Pietro, aveva parlato di «delirio di onnipotenza che ci circonda e che sta diventando incredibilmente imprevedibile e aggressivo» chiedendo con forza la pace e invitando i leader mondiali responsabili del conflitto in corso a cercare una mediazione ai tavoli diplomatici (erano in corso questo weekend i trattati, per il momento falliti, a Islamabad, in Pakistan, proprio tra Usa e Iran). Leone XIV aveva poi aggiunto anche «persino il Santo nome di Dio, il Dio della vita» è ormai utilizzato a sostegno di discorsi relativi alla guerra. Quest’ultimo riferimento potrebbe essere diretto (anche se Leone XIV non ha citato nessuno esplicitamente) al segretario per la Difesa statunitense Pete Hegseth che ha invocato la propria fede cristiana e inquadrato la guerra sull’Iran come una guerra di fede«nel nome di Gesù Cristo», arrivando persino a paragonare il salvataggio di un pilota statunitense alla risurrezione di Gesù.
«Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante - ha aggiunto Trumo - Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump».
La risposta di Leone
Il Papa si trova in questo momento in Algeria, primo pontefice della storia a visitare il Paese, per la prima tappa del viaggio in Africa che in questi giorni lo porterà in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Alle parole di Trump ha risposto parlando con i giornalisti sul volo che lo stava portando ad Algeri dicendo di non avere timore dell’amministrazione Trump e spiegando di non aver mai attaccato il presidente statunitense, bensì di essersi limitato a citare il Vangelo all’interno delle proprie considerazioni sulla guerra in corso in Medioriente. «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di annunciare apertamente il messaggio del Vangelo, che è ciò che credo di dover fare qui, ciò che la Chiesa è chiamata a fare. Non siamo politici, non trattiamo la politica estera con lo stesso suo modo di vedere. Ma credo nel messaggio del Vangelo, come costruttore di pace».
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