A Como negozi e ristoranti senza manodopera. «Cambiate le aspettative dei giovani»

Anche nel capoluogo numerosi cartelli appesi alle vetrine per la ricerca di personale. Giovanni Ciceri (Confcommercio Como): «Occorre esplorare nuove strade in accordo con i sindacati»

«C’è un allarme eccessivo e un atteggiamento poco lungimirante attorno al tema della ricerca di personale». Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como, stempera le preoccupazioni per la difficoltà a reperire personale nei bar, ristoranti ma anche nei negozi del centro di Como e non solo. Il tema è all’ordine del giorno in tutti i settori e, in vista della stagione turistica, aumentano i cartelli “cercasi” nelle vetrine. Accade nel capoluogo, ma nelle stesse condizioni si trovano numerose attività turistiche del Centro lago.

«Il fatto che il nostro territorio esprima una forte domanda di personale è prima di tutto un dato positivo – spiega il presidente – significa che le previsioni per le attività sono molto buone e per questo cresce la richiesta da parte dei datori».

Nuovo approccio

Resta il dato che circa la metà delle offerte di lavoro non trovano risposta e le ragioni possono essere diverse. «La prima è che serve un approccio nuovo, diverso con il personale – aggiunge Giovanni Ciceri – i giovani sono cambiati, hanno aspettative differenti e se i giovani sono cambiati anche le proposte di lavoro devono cambiare. Si cercano, insieme con i sindacati, altre strade per favorire l’attrattività delle occupazioni come un incremento degli strumenti di welfare, i premi, la possibilità per le imprese di semplificare la gestione del rapporto di lavoro. C’è poi differenza tra le zone, in particolare quelle dell’alto lago sono più esposte alla concorrenza della Svizzera e quindi vanno immaginate soluzioni calibrate. Infine se si riuscisse a garantire un’apertura sui 12 mesi, superando la stagionalità, sarebbe più semplice assicurare continuità. Sono diversi gli strumenti con i quali è possibile intervenire, in accordo con tutte le parti».

Il sindacato

«Il problema della difficoltà a trovare personale si ripresenta uguale, come lo scorso anno, per la scarsa attrattività dei lavori nei pubblici esercizi che non è ancora stata superata perché si continuano a proporre situazioni precarie, stagionali con un forte carico di impegno orario e retribuzioni poco allettanti» osserva Fabrizio Cavalli, Filcams Cgil.

A poco è servito lo sciopero dello scorso 22 dicembre che avrebbe voluto far evolvere la situazione dei lavori legati alla stagionalità del turismo che, per Como, coprono un ampio ventaglio che va dai pubblici esercizi, agli hotel, ai servizi di trasporto fino al commercio.

In particolare la mobilitazione di dicembre aveva coinvolto i lavoratori dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva, commerciale e del turismo. Era stata indetta dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2021.

Giuseppe D’Aquaro per Cisl dei Laghi aggiunge: «il tavolo della contrattazione non sta procedendo e anche questo è un aspetto che influisce negativamente sulla percezione del lavoro nel settore».

Infine la proposta di Biagio Carfagna per Uiltucs Como è di pensare a un contratto provinciale territoriale «in questo modo chi lavora a Como e in provincia in settori fortemente esposti alla concorrenza del lavoro oltre confine può avere maggiori incentivi e tutele diverse» ma questa è una proposta non condivisa da Confcommercio Como.

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