Autotrasporto, perse 140 imprese

Trend Il territorio comasco, negli ultimi dieci anni, paga il conto di una crisi strutturale. Rimaste 638 aziende. Tra rincari del gasolio e tempi di pagamento insostenibili, le piccole realtà rischiano di implodere

Como

L’annuncio del fermo dell’autotrasporto rappresenta l’ultimo segnale di una crisi strutturale che minaccia di travolgere le fondamenta della logistica nazionale. Secondo le proiezioni dell’ufficio studi della Cgia, il settore versa in condizioni di estrema fragilità: un’impresa su cinque rischia la chiusura definitiva entro la fine dell’anno a causa di una carenza di liquidità diventata ormai insostenibile. Se il prezzo del gasolio dovesse stabilizzarsi sopra la soglia dei 2 euro al litro, la sopravvivenza di molti piccoli padroncini sarebbe compromessa. Su una platea di 67.350 imprese attive in Italia, oltre 13.000 potrebbero cessare l’attività entro dicembre 2026.

In questo scenario, la Lombardia riflette fedelmente il declino del decennio. Tra il 2015 e il 2025, la regione ha perso 3.141 imprese, passando da 13.334 a 10.193 unità operative, con una contrazione del 23,6 per cento. Analizzando i dati provinciali, a Como nel 2015 c’erano 778 imprese attive, lo scorso anno erano 638: hanno chiuso, oppure sono state aggregate, 140 imprese, con un calo del 18%. Milano conta oggi 3.102 attività, avendo subito una flessione del 25,5 per cento. Situazioni ancora più critiche si registrano a Varese, che ha visto sparire il 34 per cento delle proprie ditte, e a Lecco, con un calo del 32,6 per cento. Anche Lodi (-28,8 per cento), Monza-Brianza (-25 per cento) e Pavia (-24,5 per cento) mostrano segni di sofferenza superiori alla media nazionale.

Equilibrio finanziario

Il cuore del problema risiede in un equilibrio finanziario che si è interrotto. In un’azienda media, il carburante incide per circa il 30% sui costi operativi totali. Con un prezzo alla pompa che oggi tocca mediamente i 2,135 euro al litro, fare il pieno a un mezzo pesante costa circa 1.067 euro: un rincaro di 250 euro rispetto alla fine dello scorso anno. Per un singolo mezzo che percorre 120.000 km annui, la spesa prevista per il 2026 sfiora i 76.860 euro, con un aggravio di 17.500 euro rispetto al 2025. A questa impennata dei costi si aggiunge il “killer silenzioso” del cash flow: mentre il gasolio viene pagato immediatamente o con fatture a brevissimo termine, gli incassi per i servizi di trasporto avvengono a 60, 90 o 120 giorni. Questo sfasamento temporale genera una mancanza di liquidità che impedisce fisicamente di riempire i serbatoi, anche in presenza di commesse.

Sebbene i processi di aggregazione aziendale abbiano portato a un aumento della dimensione media delle imprese e della produttività del sistema logistico, la velocità dell’attuale crisi mette a rischio la tenuta dell’economia reale. La concorrenza dei vettori stranieri, specialmente dell’Europa dell’est, continua a esercitare una forte pressione sui margini, specialmente nel nord Italia. Senza interventi strutturali che vadano oltre le misure temporanee, il rischio di un’implosione dell’intero sistema rimane concreto.

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