Carcano, dall’Insubria alla Silicon Valley «Tutto è nato da qui»
L’intervista Cofondatore di di Nozomi Networks, leader nella sicurezza «Ho iniziato a sognare 15 anni fa e in università ho coltivato la passione»
como
Un ritorno alle origini, carico di emozione e responsabilità. Il momento più evocativo dell’apertura del nuovo anno accademico dell’Università dell’Insubria è stata la Lectio magistralis dell’imprenditore varesino, trapiantato nella Silicon Valley, nell’ateneo dove tutto è cominciato.
Andrea Carcano, cofondatore nel 2013, insieme a Moreno Carullo – anche lui ex studente dell’ateneo – di Nozomi Networks, azienda leader mondiale nella sicurezza, è tornato in Italia per tenere una Lectio Magistralis dal titolo evocativo: “Da Zero a Uno: Insubria - Silicon Valley e ritorno”. Un percorso personale e professionale che parte dai banchi di informatica e arriva ai vertici mondiali della cybersecurity industriale.
L’azienda è riuscita a ottenere lo status di “unicorn”, con una valutazione superiore al miliardo di dollari, ed è stata acquistata dalla conglomerata giapponese Mitsubishi Electric. «Per me questo è il punto dove tutto è nato», ha esordito rivolgendosi a studenti, docenti e autorità accademiche.
«Qui quindici anni fa ho iniziato a sognare, a chiedermi cosa potessi fare con quello che stavo studiando».
Il cuore del messaggio è semplice ma potente: l’innovazione non nasce in un luogo specifico, ma dalla curiosità. Anche se oggi Carcano vive e lavora nella Silicon Valley, culla mondiale della tecnologia, il seme del suo percorso è stato piantato tra Varese e Como. Appassionato di informatica e cybersecurity fin dagli anni universitari, Carcano ha trovato nell’ateneo non solo una formazione tecnica, ma un ambiente pronto a sostenerlo anche in scelte non convenzionali. «L’università mi ha permesso di coltivare la mia passione e mi ha supportato in un percorso che non era affatto standard», ha ricordato.
Gli inizi non sono stati semplici. «Abbiamo fatto sessanta presentazioni per raccogliere 400 mila euro. Abbiamo ricevuto sessanta no». Un passaggio che Carcano racconta senza retorica, come parte inevitabile del percorso. Il primo business angel, poi un investitore istituzionale europeo, quindi il salto negli Stati Uniti. In Europa la società ha raccolto un milione di dollari; negli Usa è arrivata la svolta, con round complessivi per circa 250 milioni di dollari da venture capital internazionali. Oggi l’azienda fondata dai due ex studenti dell’Insubria, Nozomi Networks, è considerata dagli analisti tra le realtà leader mondiali nella cybersecurity industriale, specializzata nella protezione delle infrastrutture critiche, delle reti operative e dell’Internet delle Cose (IoT).
Uno degli insegnamenti più forti, maturato proprio negli Stati Uniti, riguarda l’approccio culturale al rischio. «Quando innovi davvero, il piano B non può esistere. Devi fare all-in». Un cambio di mentalità non scontato per chi proviene da un contesto più prudente come quello europeo.
Altro punto chiave nella Lectio di Carcano è l’approccio al fallimento. «La cultura è provare e fallire in fretta. Il vero rischio non è fallire: è smettere di provarci». La vita di una startup, ha spiegato, è fatta di alti e bassi continui: «Un giorno ti senti invincibile, il giorno dopo pensi di non farcela».
Per questo diventano decisive le persone che accompagnano il percorso: soci, collaboratori, famiglia. Il passaggio più difficile, secondo Carcano, è quello iniziale: trasformare un’idea in qualcosa di reale.
«Non esiste il momento giusto. C’è sempre una ragione per rimandare. Ma c’è un momento in cui devi decidere se farlo o non farlo». Nel rivolgersi agli studenti – poco prima di ricevere la laurea honoris causa in Global Entrepreneurship Economics and Management dalla rettrice Pierro - l’invito è stato chiaro: non attendere che qualcun altro vi autorizzi a sognare in grande. «Il coraggio è contagioso. Circondatevi di persone che credono in voi anche quando voi stessi fate fatica a farlo».
E poi l’augurio finale, rivolto al territorio: «Mi auguro che il prossimo “Uno” nasca qui, da questo ateneo, da questo territorio. Le possibilità ci sono. Il codice che ci ha reso leader mondiale viene scritto qui, da ragazzi italiani, molti dei quali formati all’Insubria».
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