Economia ticinese. Soffre l’edilizia, va bene l’industria

La congiuntura L’indagine dell’Ufficio di statistica. In recupero le attività del turismo, tiene il commercio. Le quotazioni del franco danneggiano le esportazioni

Avanti adagio. Anche l’Ufficio di statistica cantonale ha certificato la frenata di diversi comparti dell’economia ticinese, che a fine febbraio hanno segnato il passo rispetto ai risultati registrati nell’analogo periodo dello scorso anno.

Sotto la lente in particolare i settori Secondario (industria e costruzioni) e Terziario (tra cui spiccano hotellerie, ristorazione, commercio al dettaglio e, non da ultimo, sanità). Nel settore Secondario, in particolare, si è notato un progressivo recupero tra le aziende attive nel comparto manifatturiero, mentre è aumentato il numero di aziende che hanno lamentato difficoltà nel segmento delle costruzioni, storicamente a forte trazione di lavoratori frontalieri. «Se nel commercio, per quanto concerne il Terziario, la situazione è rimasta relativamente stabile nonostante il clima di fiducia dei consumatori basso, nel turismo i dati hanno indicato un ritorno verso la “normalità”, pur a fronte dei numeri in calo registrati dal Ticino rispetto alla media federale - si legge nel report a cura dell’Ufficio di Statistica cantonale -. Sul fronte del mercato del lavoro la situazione è notevolmente diversa. In Svizzera il numero di impieghi e di occupati è risultato ancora in aumento, mentre in Ticino si notato un calo degli impieghi e una diminuzione degli occupati». Un campanello d’allarme da non sottovalutare, dunque anche se complessivamente sono risultati stabili i dati sulla disoccupazione.

L’altro dato che balza all’occhio in maniera evidente - sempre tenendo come riferimento il mese di febbraio - riguarda il calo significativo dell’export, conseguenza diretta del franco forte che se da un lato ha reso più robusti gli stipendi dei frontalieri, dall’altro ha creato forti difficoltà alle esportazioni, tanto che più d’un azienda ha valutato la possibilità di delocalizzare la produzione.

«L’export è diminuito in Svizzera del -2,6% e in Ticino del -4,4% - si legge ancora nel report cantonale -. Il calo misurato a livello nazionale è ancora parzialmente influenzato dalle minori esportazioni di energia elettrica, che nel corso del 2022 avevano raggiunti livelli inediti. Calcolando la variazione al netto di questa categoria si ottiene un tasso un po’ meno incisivo, pari al -1,6%. Questa rettifica è invece ininfluente per l’export cantonale che, al netto dei beni energetici, ha segnato un calo del -4,9%».

La marcata differenza La differenza tra Ticino e Svizzera è spiegata anche da una parte dall’andamento di alcuni mercati specifici. Prova ne sia che a livello cantonale sono fortemente diminuite le esportazioni verso la Germania, così come si è registrato un leggero calo dei flussi verso l’Italia (a fronte di un aumento a livello nazionale). In particolare, a livello cantonale, hanno registrato un forte calo le esportazioni di prodotti chimici. Segno “meno” anche per le apparecchiature elettriche. Tra le voci in crescita - sia in Ticino sia in Svizzera - meritano una citazione le esportazioni di prodotti informatici ed elettronici, orologeria inclusa. Comparto quest’anno che dà lavoro a un numero importante di frontalieri.

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