Filiera automotive lariana in calo: -3,9%

Il caso Bruxelles esclude le Regioni dal tavolo di crisi, la preoccupazione dell’assessore Guidesi. L’allarme di Gualco, Cna

Como

Cala di quasi quattro punti percentuale in un anno l’export del settore metalmeccanico comasco. Secondo i più recenti dati di Camera di Commercio di Como e Lecco, la decrescita delle esportazioni delle aziende meccaniche della nostra provincia è di -3,9% nel 2024 sul 2023.

Lombardia fuori dal confronto

Il comparto risente del momento di profonda incertezza del settore dell’automotive, al quale un numero importante delle pmi comasche partecipa come subfornitore di una filiera che è profondamente radicata sul territorio. Incertezza dovuta alla scelta della Commissione europea di optare per una decisa spinta verso le auto elettriche in modo da ottemperare agli obiettivi del Green Deal, escludendo la possibilità di raggiungere gli stessi obiettivi con altre soluzioni tecnologiche che permetterebbero alle aziende europee di rendersi competitive. Ora un ulteriore segnale in questa direzione.

«La Commissione europea ha deciso di escludere l’Automotive Regions Alliace, il gruppo delle regioni europee con un importante settore industriale dedicato all’auto, dal tavolo per il futuro dell’automotive convocato a Bruxelles dalla stessa Commissione per il prossimo 12 settembre» ha denunciato il presidente dell’Alleanza europea Guido Guidesi, assessore regionale, che aveva chiesto il coinvolgimento dell’Alleanza in rappresentanza di tutti i territori coinvolti.

«Desertificazione del settore»

«Si tratta di un pessimo segnale - precisa il presidente - in quanto il non coinvolgimento dei territori ad oggi ha portato la più grande industria europea al rischio di cancellazione. La nostra richiesta di partecipazione nasceva dalla volontà di voler presentare le proposte condivise da tutte le 40 Regioni europee appartenenti all’Alleanza delle regioni dell’automotive. Proposte nate dal tavolo di lavoro lombardo e condivise sia con la componentistica e sia con la ricerca e presentate anche ai costruttori».

Ora si attende l’esito dell’incontro del 12 settembre affinché possano esserci cambiamenti concreti anche attraverso i contributi delle regioni interessate. «Se ciò non dovesse accadere in futuro l’Automotive Regions Alliance si dovrà occupare solo di gestire stabilimenti dismessi e cittadini disoccupati; in compenso avremo tante auto cinesi in giro per l’Europa», conclude Guidesi.

«Il rischio è la desertificazione di un intero settore industriale, con conseguenze sull’occupazione e quindi ricadute sociali importanti» aggiunge Mario Gualco, presidente metalmeccanica Cna Lombardia Nord Ovest, preoccupato di come scelte politiche possano orientare il mercato delle auto a svantaggio dell’industria europea.

La competizione cinese

«Le vendite di auto nuove in Europa sono in calo del 18% rispetto ai livelli pre-pandemia, un mercato in contrazione dove la Cina sta rapidamente guadagnando terreno. Sul mercato di vendite di nuove auto, al momento, le esportazioni dalla Cina verso l’Europa incidono per circa il 3% ma è una percentuale che è destinata ad aumentare – spiega Mario Gualco - si stima che questa percentuale di crescita possa arrivare a un 15-20% del mercato delle vendite di auto in Eu nel giro di tre o quattro anni».

Di fronte a questa avanzata, la risposta europea è stata l’imposizione di dazi, una misura che Mario Gualco definisce «inutile, insufficiente vista la fortissima competitività dei produttori cinesi. La strada giusta non è quella del protezionismo sterile, ma quella dell’innovazione e delle alleanze strategiche: serve piuttosto una politica di rilancio del settore».

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