I venti della guerra sulla seta comasca: «Mercato bloccato»
Geopolitica Il conflitto esploso in Medio Oriente minaccia un’area chiave per le maison del lusso. «Fatturato record nelle boutique del Dubai Mall»
Il Medio Oriente continua a rappresentare uno degli sbocchi strategici più rilevanti per il sistema del lusso internazionale, e di riflesso per l’intera filiera tessile italiana e in particolare per il distretto serico di Como, storicamente legato alla produzione di tessuti di alta gamma destinati alle grandi maison. Tuttavia la crescente tensione geopolitica nell’area sta iniziando a produrre effetti tangibili sui flussi commerciali e sui consumi, con ripercussioni che potrebbero estendersi all’intera catena produttiva.
La sicurezza
Dubai resta per ora un presidio chiave del mercato. «Al momento ritengo Dubai un posto ancora sicuro: i dati parlano chiaro, circa 1400 tra missili e droni sono stati inviati e il 95% è stato intercettato e distrutto», spiega Lorenzo Ferrari, imprenditore comasco attivo da anni negli Emirati Arabi Uniti dove rappresenta diversi gruppi italiani, tra cui realtà del distretto tessile lariano.
Nonostante la tenuta della città emiratina, il clima di incertezza si riflette già sull’economia locale. «La situazione geopolitica generale – osserva Ferrari – sta iniziando ad avere ripercussioni sul lavoro di tutti. Da un lato si è verificato il rientro in patria di molti turisti senza il consueto ricambio, dall’altro una parte dei residenti ha lasciato temporaneamente il Paese e molte grandi società hanno adottato lo smart working».
Le conseguenze sono visibili soprattutto sul fronte dei consumi e della logistica. «Negli ultimi giorni si è registrata una contrazione significativa delle vendite. A questo si aggiungono le difficoltà nelle spedizioni: il traffico marittimo è praticamente fermo mentre quello aereo o tramite corriere ha triplicato tempi e costi», sottolinea Ferrari. «Questo inevitabilmente si tradurrà in aumenti di prezzo per il consumatore finale».
Se Dubai continua a mantenere un certo livello di operatività – con negozi e centri commerciali aperti – la situazione appare più complessa in altri Paesi dell’area come Qatar e Kuwait, mercati fondamentali per il lusso internazionale, dove i negozi di lusso sono aperti ma deserti, con un impatto diretto sulle vendite dei marchi globali.
Durata della crisi
Il Medio Oriente resta infatti uno dei mercati più redditizi per il settore luxury, che a sua volta rappresenta il principale motore della domanda di tessuti pregiati prodotti in Italia. Non è un caso che molte delle boutique più performanti al mondo si trovino proprio nella regione del Golfo. «Per molti brand del lusso – ricorda Ferrari – le boutique della Dubai Mall rappresentano il punto vendita con il fatturato più alto a livello mondiale».
Molto dipenderà dalla durata della crisi. «Se il conflitto dovesse risolversi nell’arco di poche settimane – conclude l’imprenditore – siamo convinti che i Paesi del Golfo sapranno reagire con una ripresa molto rapida. Se invece la situazione dovesse protrarsi a lungo, le conseguenze economiche sarebbero pesanti anche per molte aziende italiane che proprio in questi mercati trovano uno dei principali sbocchi commerciali».
Per il distretto tessile comasco, che alimenta con sete, jacquard e stampe le collezioni delle grandi maison internazionali, l’andamento del mercato mediorientale resta dunque un indicatore cruciale non solo per il lusso globale ma per l’intera filiera manifatturiera italiana.
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