Economia
Martedì 06 Gennaio 2026
Qualità e cuore brianzolo. Il caso di Birrificio Lariano
Nata nel 2008 da un’esperienza di homebrewing familiare, la realtà di Sirone oggi produce 4.000 ettolitri l’anno
Il Birrificio Lariano di Sirone nasce nel 2008 da una passione che, all’epoca, era ancora poco diffusa. «Mio zio Fulvio faceva birra in casa, erano abbastanza rari quelli che si dedicavano all’homebrewing», racconta Federico Nessi, che oggi segue direttamente l’attività.
Da quell’esperienza domestica, condivisa con il padre Elio e con lo zio, prende forma l’idea di provare a trasformare un interesse personale in un lavoro vero e proprio. In questa prima fase entra anche un socio, Emanuele, uscito dall’azienda lo scorso anno.
L’avvio è artigianale ma già strutturato. «Nel 2008 abbiamo iniziato a produrre birra a livello lavorativo, con un impianto da circa 600 litri, che per l’epoca era già un bell’impianto». Un volume che consente fin da subito di andare oltre l’autoproduzione domestica, mantenendo però una dimensione artigianale. I primi risultati arrivano rapidamente grazie a due birre che diventano il biglietto da visita del birrificio. «La Grigna e La Falesia sono due delle nostre birre più conosciute, sono ancora oggi in produzione e sono tra le più vendute. Diciamo che abbiamo subito individuato i prodotti buoni».
Da lì il percorso prosegue con l’introduzione di nuove referenze, ma senza snaturare l’impostazione iniziale. «Poi da lì sono nate altre birre, ma quelle restano ancora oggi centrali». La crescita del lavoro porta nel 2015 a una scelta strategica: il trasferimento a Sirone e l’ampliamento dell’impianto produttivo. «Il lavoro è andato bene e ci ha portato a ingrandire. Oggi l’impianto è di circa 2.600 litri, quindi più di quattro volte rispetto a quello precedente».
All’ampliamento della sala cottura si affianca lo sviluppo della cantina. «Pian piano siamo arrivati ad avere una cantina, quindi una birra in maturazione e in preparazione, di circa 100.000 litri». Un passaggio che consente di gestire meglio i tempi produttivi e di garantire continuità sul mercato.
I numeri più recenti fotografano una realtà ormai consolidata. «Quest’anno chiuderemo con un po’ più di 4.000 ettolitri prodotti, quindi circa 400.000 litri di birra». Un volume che resta coerente con una dimensione artigianale, ma che permette al Birrificio Lariano di essere presente in modo strutturato anche fuori dal territorio.
Negli anni sono arrivati anche diversi riconoscimenti. «Abbiamo vinto premi a livello nazionale e anche qualcosa a livello europeo». L’ultimo riguarda una produzione stagionale. «La nostra birra di Natale quest’anno è stata premiata come miglior birra». Premi che Federico ridimensiona nel loro significato. «Valgono quello che valgono. Non è per quello che lavoriamo. Noi lavoriamo per produrre un buon prodotto e far contento il cliente». Il riconoscimento, semmai, è visto come una conferma esterna. «Fa piacere perché degustatori ed esperti ti riconoscono che il prodotto è effettivamente valido e buono».
Il cuore della filosofia produttiva resta la costanza. «La birra che bevi da noi a marzo è la stessa che trovi in Sicilia a giugno o in Trentino a dicembre. Non cambia il gusto da un lotto all’altro». Un elemento che Federico considera decisivo. «È un punto di forza perché dà solidità al prodotto e fidelizza il cliente».
A questo contribuisce anche l’immagine del birrificio, diventata negli anni facilmente riconoscibile. «Il cliente vede le nostre etichette con gli animali e ci riconosce».
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