Turismo degli acquisti record: oltre 10 miliardi di franchi

Il dato Numeri in rialzo secondo i dati diffusi ieri da “Swiss Retail Federation”

Como

Ha registrato un ulteriore ritocco al rialzo il turismo degli acquisti, che dal valore (già di per sé da record) di 9,2 miliardi di franchi ha ora raggiunto – secondo i dati diffusi ieri da “Swiss Retail Federation” – i 10 miliardi di franchi l’anno. Un dato che va oltre ogni previsione della vigilia e che certifica ancora una volta l’inefficacia del dimezzamento della franchigia da 300 a 150 franchi, introdotta dal Governo a partire dal 1° gennaio 2025 proprio per scoraggiare gli acquisti all’estero.

«Il turismo degli acquisti e le piattaforme online straniere aumentano la pressione sui margini. Secondo le stime attuali di “Swiss Retail Federation” (il report è stato condotto in collaborazione con Bak Economics) il turismo degli acquisti causa ogni anno perdite di fatturato superiori a 10 miliardi di franchi», recita uno dei passaggi clou del report. Un allarme circostanziato connesso direttamente al fatto che «delle circa 34 mila imprese nel commercio al dettaglio, l’88-90% sono microimprese con meno di dieci dipendenti. Misurando in equivalenti a tempo pieno, le Pmi e le microimprese rappresentano circa la metà dell’occupazione nel commercio al dettaglio», che a fronte dei 10 miliardi spesi oltreconfine sono in forte affanno.

Commercio online

Peraltro, come rimarcato anche di recente al nostro giornale dall’ex presidente della Società Commercianti del Mendrisiotto Carlo Coen, i commercianti delle zone di confine si trovano stretti tra il turismo degli acquisti oltre frontiera e un’altra tipologia di acquisti, quelli effettuati attraverso i giganti del commercio online. Da qui l’appello di “Swiss Retail Federation” a recepire in tempi stretti le istanze del commercio al dettaglio svizzero, che rappresenta grazie alle microimprese il cuore di questo florido segmento economico. Un trend, quello degli acquisti effettuati all’estero, in continua crescita, che lo scorso ottobre l’Università di San Gallo aveva perimetrato con queste parole, ovvero «nel corso del 2025 i cittadini svizzeri hanno speso circa 9,2 miliardi di franchi nei punti vendita all’estero, quasi il 10% in più rispetto al 2022. La riduzione del limite di franchigia doganale da 300 a 150 franchi ha rallentato l’aumento del turismo degli acquisti per alcune categorie di articoli, ma non per i generi alimentari».

Questo scenario delinea una sfida strutturale per l’economia elvetica: la competitività dei prezzi rimane il nodo cruciale, alimentata dal super-franco e dai costi operativi interni. La soglia dei 10 miliardi non è solo un numero, ma riflette un’erosione della fiducia nel mercato domestico. Se le misure protezionistiche come il calo della franchigia non sortiscono gli effetti sperati, la politica federale dovrà guardare oltre le dogane, puntando, ad esempio, su sgravi fiscali nelle zone di confine.

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