Turismo sul Ceresio. Crescita del 27% sul pre pandemia

Il bilancio Quasi 9mila arrivi e soggiorni più lunghi per un settore che nei centri comaschi vale 126 imprese. Mastromarino: «Paga la nuova strategia sul brand»

Anche per il turismo sul Ceresio la stagione estiva fa registrare il tutto esaurito. Secondo i dati della Camera di Commercio di Varese, sono stati 8.802 (+13,6% nell’ultimo anno) gli arrivi e 26.460 i pernottamenti. Il tutto con un aumento del 27,1% nel confronto con il 2019. Cresce anche la permanenza media che, nell’arco dei 24 mesi, è passata da 2 a 3 giorni.

«Ci sono tutte le condizioni per continuare su questa strada. Il lago Ceresio deve vivere anche in autunno o quando le temperature sono più rigide. – commenta il presidente dell’Autorità di Bacino del Ceresio, Piano e Ghirla, Massimo Mastromarino – Ora stiamo approntando una serie di programmi condivisi con il territorio e con le istituzioni, proprio per rimanere attrattivi in ogni momento dell’anno. Non mancherà la presenza del “Ceresio” nelle fiere internazionali e durante gli incontri B2B per promuoverci con le nostre peculiarità, le nostre imprese, le nostre eccellenze, la nostra offerta sportiva, la nostra offerta ricettiva. Da qualche anno abbiamo messo in campo una nuova strategia cercando di farci conoscere come destinazione turistica Lago Ceresio, ci siamo dotati di un logo e, con convinzione, posso affermare che i risultati non tardano ad arrivare, ne sono un esempio le presenze e la provenienza geografica del flusso. Non solo tedeschi, olandesi e svizzeri, ma anche arabi, indiani, israeliani, americani, oltre al mercato asiatico in genere. Non parliamo più di sensazioni perché in questi ultimi due anni siamo andati oltre alle aspettative e abbiamo assistito a una rivoluzione delle abitudini e degli interessi, le persone hanno altre esigenze e i turisti, anche quelli di prossimità, hanno riscoperto i nostri piccoli borghi».

I dati sono eloquenti: in base allo studio diffuso dall’ente camerale varesino, la percentuale di camere occupate nelle strutture alberghiere nel 2021 si è attestata attorno al 45%, con un picco di massimo raggiunto nei mesi estivi e, in particolare a luglio 2021 (61,5%). Il confronto con l’anno precedente evidenzia una situazione in netto miglioramento.

A rincuorare infine le scelte fatte i dati legati al potere d’acquisto (a livello nazionale): secondo Fipe-Confcommercio, su dati Istat, gli 11,7miliardi spesi per i consumi fuori casa nel 2021 potrebbero sfiorare i 14miliardi nel 2022.

«Continueremo con questa strategia, inizieremo a censire il territorio scoprendone le esigenze e creando un’azione di marketing territoriale condividendo le idee e le progettualità con i singoli operatori. – conclude Mastromarino – È arrivato il momento di cambiare, dobbiamo lavorare sul turismo di prossimità che funge da traino e rivedere quelle azioni individuali che non sono vincenti, la rete, il sistema di condivisione è l’unica strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi».

La tendenza

A fine 2021 le imprese dei comuni della provincia di Como che si affacciano sul Ceresio che operano nel settore del turismo sono 126 e rappresentano il 15,1% delle imprese complessive (quota quasi doppia rispetto a quella dell’intera provincia di Como che si attesta al 9%).

Rispetto a fine 2020, al 31 dicembre 2021 le imprese turistiche della parte comasca del Ceresio sono cresciute del 3,3% (4 in più). Nei confronti di inizio 2016 l’aumento è stato del 9,6% (15 in più). R. Eco.

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