Democrazia? Un finale  da torte in faccia

Democrazia? Un finale

da torte in faccia

Nel maggio del 1997, per commentare l’assalto al campanile di San Marco da parte di un gruppo di separatisti veneziani a bordo di un carrarmato di cartone, Vittorio Feltri, ai tempi direttore del Giornale, ideò un titolo memorabile: “Il Veneto in armi. Lo guida Buson”.

Ora, Gilberto Buson era uno dei componenti della pattuglia di cosiddetti “Serenissimi” che si era messa in testa con quell’azione eclatante di dare il via alla liberazione delle genti dallo Stato italiano borbonico tassatore e autoritario. Il grande giornalista, con lo stile dissacrante e scorrettissimo dei suoi anni d’oro, aveva malignamente giocato con l’omonimia tra il cognome dell’eroico patriota e il termine dialettale veneto che indica in modo denigratorio i gay - oggi una cosa inaudita, che gli costerebbe la radiazione dall’Ordine dei giornalisti, la scomunica papale e la condanna a morte - per far capire che quello non era affatto un colpo di Stato, come invece ululavano i media conformisti e farisei riuniti sotto il cappello del “giornalista collettivo nazionale”, ma solo una ridicola bravata di un gruppo di dementi. Quali erano, in effetti, i “Serenissimi”.

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