Il disagio dei giovani e il ruolo della scuola

Le inchieste degli ultimi anni hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica il disagio adolescenziale e l’incapacità del sistema scolastico di dare una risposta alla noia crescente degli alunni che i docenti registrano nelle classi. Nel dibattito pubblico non mancano riflessioni e proposte sull’istruzione italiana nelle quali sono, spesso, evidenziate le basse retribuzioni dei docenti, l’esigenza di sperimentare didattiche più innovative, la progressiva burocratizzazione della funzione docente. Di fatto, tutti concordano sulla necessità di riformare un sistema scolastico ormai stantìo, palesemente inadeguato e incapace di formare un cittadino in grado di interpretare criticamente i modelli culturali imposti dai media. Inutile nasconderlo, la scuola italiana ha perso il confronto con la televisione e i social i quali hanno surrettiziamente forgiato nuovi modelli di comportamento, nuovi modi di pensare e nuove gerarchie valoriali che la scuola ha colpevolmente sottovalutato. In tutto l’Occidente, e non solo in Italia, il mondo della scuola non ha avuto la chiara percezione di questa sorta di “guerra non dichiarata” sferrata dalle nuove tecnologie che avrebbero dovuto allertare tutti gli attori dell’universo scolastico i quali, di contro, sono rimasti passivi e silenti.

Con il passare degli anni, la tv commerciale e i social hanno silenziosamente svilito il ruolo della scuola la quale si è vista travolta dalla velocità poderosa del messaggio digitale e dalla capacità seduttiva delle immagini: incredibile ma vero, nella nuova dimensione umana, “video” e “cogito” sembrano rappresentare due attività sensoriali strutturalmente incompatibili. Questa è, esattamente, la percezione vissuta dai nostri ragazzi. In quest’ottica, la lezione tradizionale dell’insegnante, inficiata dalla lentezza della comunicazione verbale, viene percepita dai ragazzi come retaggio di una didattica anacronistica e obsoleta. Risulta, pertanto, incontestabile una verità che è sotto gli occhi di tutti: il sistema scolastico italiano è totalmente da ripensare.

Tuttavia occorre ammettere che, accanto alle fragilità dell’istituzione scolastica, si sta affermando un modello genitoriale sempre più iperprotettivo, talora, perfino complice. Genitori che, mossi da un senso di colpa latente o dal timore di essere percepiti come distanti, finiscono per accogliere ogni richiesta dei figli: giustificazioni facili, attenuazioni delle responsabilità, difese acritiche di fronte a qualsiasi difficoltà o richiamo. Il voto rappresenta la preoccupazione prevalente di ogni studente, spesso con l’avallo dei genitori a molti dei quali interessa solo la promozione, anche carpita in extremis, con la benevolenza dei docenti oppure con l’espediente di una certificazione talora inveritiera e rivelatrice di un comportamento sociale sempre più diffuso che tutti fingono di non vedere.

Molti adulti, nel tentativo di evitare un conflitto o una distanza emotiva, cedono nel timore che un diniego possa trasformarsi in una frattura irreparabile, in un allontanamento affettivo che li renderebbe colpevoli agli occhi dei figli e, forse, anche ai propri. Così, invece di educare, si negozia; invece di guidare, si accompagna passivamente. Il risultato è una delegittimazione progressiva della scuola e, più in generale, di ogni autorità educativa. Se ogni difficoltà viene aggirata e ogni ostacolo rimosso, i ragazzi crescono privi degli strumenti necessari per affrontare la complessità, la frustrazione e il limite, elementi essenziali di qualsiasi percorso di maturazione.

Non si tratta di contrapporre scuola e famiglia, ma di riconoscere una corresponsabilità educativa che oggi appare incrinata. La scuola deve certamente rinnovarsi e recuperare autorevolezza ma anche i genitori sono chiamati a riappropriarsi del proprio ruolo. I genitori-amici dimenticano spesso l’onere di essere genitori e, piaccia o no, devono accettare il rischio del conflitto e la fatica di gestire la sfida di una generazione sulla quale le nuove tecnologie hanno esercitato un potere educativo che tutti abbiamo colpevolmente sottovalutato.

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