Il paradosso tecnologia. Più difficile comunicare

Sarà una banalità, ma è anche un paradosso: nell’era della comunicazione, la tecnologia ha reso sempre più difficile e complesso comunicare. Qualche esempio vissuto sulla pelle di chi scrive questo pezzo. C’era la necessità di comunicare con la filiale di un noto e importante gruppo bancario. Dopo la composizione del numero non risponde una persona, ma il nastro di una segreteria telefonica che chiede di lasciare un messaggio. Fatto, con la segnalazione di un problema che richiede una risposta. A giorni di distanza, nessuno si è fatto vivo. Altra esperienza con un’associazione di categoria per ottenere chiarimenti su un servizio richiesto. Solo dopo vari tentativi a vuoto (messaggi che segnalavano l’indisponibilità momentanea del servizio, linea che cadeva sul più bello dopo decine di minuti di attesa e una voce che segnalava la “posizione in classifica” dell’utente: “Siete al terzo posto…”, oppure un improvviso mutismo che spingeva ad abbandonare l’impresa), finalmente è apparsa una voce umana dialogante. C’è poi stata una telefonata all’Inps per avere delucidazioni su una pratica. Qui dopo il rituale smistamento elettronico, si ottiene un colloquio con un’addetta o un addetto. Peccato che occorra avere sottomano o il numero della pratica in questione o un “pin” telefonico. Quest’ultimo si ottiene solo se si riesce ad accedere nell’area personale del sito, per cui occorre lo Spid. Una volta recuperato il codice, ed essere ripartiti dal via come nel Monopoli, potrete tornare a contatto con una persona che vi porrà dei quiz sul pin (qual è la seconda cifra, e la sesta?) per poter poi avere l’agognata informazione.

Infine c’è la compagnia telefonica a cui vi rivolgete perché non riuscite a fare una ricarica della sim dal suo sito. In questo caso non vi è davvero traccia di presenze umane, ma finirete (anche forse e soprattutto per la vostra imperizia) in un ginepraio di chat gestiti da assistenti elettronici che vi porranno domande a cui non siete in grado di rispondere, salvo poi scoprire che secondo questo interlocutore composto di transistor e integratori, il vostro numero di telefono non esiste neppure e forse neppure voi ci siete. Allora meglio tentare la ricarica da un tabaccaio, dove per ora i distributori automatici di sigarette non hanno ancora del tutto escluso gli umani.

Alla fine resta sullo sfondo la classica domanda per cui forse si stava meglio quando si stava peggio, cioè ai tempi in cui il digitale era al di là da venire e al telefono rispondevano solo persone con tutti i loro difetti, compreso magari quello di fissare la pausa caffè sempre nel momento in cui avevate bisogno di parlare con loro. Ripetiamo è tutto molto banale, ma anche vero. Perché, in teoria, la tecnologia dovrebbe servire a semplificare le cose (e in molti casi lo fa, senza dubbio), comunicazioni comprese, e non a complicarle. Altrimenti se ne sarebbe potuto fare a meno, anzi no visto che nessuno è in grado di fermare il progresso.

Magari adesso che c’è l’intelligenza artificiale ci penserà lei ad aiutarci nelle comunicazioni, o magari, a sostituirci come rischia di succedere per molti posti di lavoro. E allora non ci resterà che praticare l’antica arte della pesca, o di altre attività del tempo libero, tutte rigorosamente “analogiche”.

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