La cattiva strada e le promesse al vento

Certo, la guerra in Iran, l’invasione dell’Ucraina, la carneficina a Gaza, il gasolio a due euro, la stangata sulle bollette, l’inflazione a mille e gli Stati Uniti in mano a un pazzoide sono tutte cose davvero tremende. Ma, insomma, nella vita c’è pure di peggio. Mai stati a cena con un dirigente di Anas?

Questi curiosi personaggi, che a tavola generalmente si riconoscono per la patacca di ragù sulla cravatta e la tendenza a distrarsi quando arriva il conto, sono l’emblema, il vessillo, la metafora immortale di questo meraviglioso paese che, fra le sue innumerevoli virtù, ha soprattutto quella che quando si mette in testa di fare una grande opera stradale e ingegneristica - cascasse il mondo - la fa. E non ce n’è per nessuno. È tutto un brulicare di progetti e disegni e studi approfonditi e analisi comparate, negli uffici ipertecnologici dei cervelloni della nostra inarrivabile azienda nazionale delle strade, tutto un scintillare di visioni, di invenzioni, di strategie e di balzi nel futuro. E che toni, che piglio, che occhi di bragia nell’afferrare anche i problemi più ardui per i capelli e risolverli uno a uno, senza mezze misure, senza ambiguità, senza contraddizioni. E tutto quanto ad alta, anzi, ad altissima velocità. Pronti via, ed è tutto fatto, senza neppure un minuto di ritardo. A vederli all’opera, i nostri premi Pulitzer dell’ingegneria stradale italiana, c’è da rimanere sbalorditi e ammirati ed estasiati per come siano capaci di tenere sempre alto il nome e la reputazione della repubblica delle banane più bella che c’è.

E tra le intraprese più spassose dei nostri eroi - che già con il Ponte sullo Stretto sono almeno vent’anni che si coprono sistematicamente di ridicolo - c’è quella dell’ormai iconica Variante della Tremezzina, opera imprescindibile per tutto il flusso veicolare del nord della provincia di Como, ma anche per quello della bassa Valtellina e quello dell’alto lago del Lecchese, che sta alle grandi opere del territorio lariano un po’ come “Il Fantasma dell’Opera” sta a Broadway, dove è andato in scena per trentacinque anni consecutivi e quasi quattordicimila repliche, tale e tanto il successo di critica e di pubblico che non se ne sarebbe mai voluta vedere la fine. Esattamente quello che, passando dal musical all’avanspettacolo, chiedono i nostri numerosissimi “umarell”, che dagli immobili cantieri di Colonno e Griante per i prossimi vent’anni non li schioderà neppure il Mossad. Anche perché tutti quanti sappiamo già come andranno le cose. E cioè che fra tre o quattro lustri - sperando nel frattempo di godere tutti quanti di ottima salute - saremo ancora qui a blaterare della Tremezzina e a ricordare con un pizzico di nostalgia tutte le crasse risate con le quali Anas ha allietato le nostre piccole, noiose e prevedibili esistenze.

Ora, uno degli aspetti più divertenti della nota vicenda è come ogni sei mesi circa il pool di scienziati che da tempo studia e affronta da par suo la pratica della Statale Regina si inventi una nuova rivoluzionaria teoria in grado di dare finalmente la svolta ai cantieri, che nel frattempo - come possono confermare gli scrupolosissimi “umarell” di cui sopra - procedono con il loro ritmo ministeriale romanocentrico: il cantiere è aperto, ma non lavora nessuno.

A questo proposito, si è rivelato a dir poco grottesco l’ultimo tavolo istituzionale nel quale, probabilmente dopo un generoso giro di bianchi sporchi in fiaschetteria, si è scoperto l’uovo di Colombo. E cioè che basterà limare qualche spigolo e togliere qualche scaletta e scartavetrare qualche balcone nelle celebri strettoie della Regina per evitare gli incastri tra camion e bus, tra camper e tir che causano i reiterati chilometrici blocchi del traffico, come ad esempio quelli recentissimi e tragicomici del weekend del venticinque aprile. Ripetiamolo per i distratti, dopo anni e anni di pseudo scavi nella galleria, che vanno talmente piano da sembrare fermi - e in effetti sono proprio fermi - e dopo centinaia e centinaia di ingorghi danteschi e ululati e maledizioni e insulti e tamponamenti e risse e ambulanze in sirena che non riescono a passare eccetera eccetera questi qui saltano fuori dicendo che basterà limare qualche spigolo per ridurre il problema. E lo hanno detto sul serio. E lo hanno anche scritto. E lo hanno pure confermato. E se putacaso fosse vero - ma sappiamo tutti che non lo è - perché mai non ci hanno pensato prima?

Interrogativo esistenziale sul quale, come confermato da nostre fonti tanto autorevoli quanto riservate, si stanno arrovellando da giorni le meglio menti, le meglio intelligenze, le meglio crestomazie e le meglio leadership del bigoncio tutte riunite attorno a un tavolo, una bicamerale, un pensatoio composto da personalità eccelse - ministri, sottosegretari, prefetti, vice prefetti, capoccioni di Anas, ingegneri laureati alle scuole per corrispondenza, ex sessantottini dirigenti del catasto di Aci Trezza, filosofi, poeti, santi, navigatori, presidentesse dell’Associazione Vedove Cattoliche, arditi dell’impresa di Fiume, reduci della battaglia di Amba Alagi, don Luigino Magalone, Keyser Soze, il colonnello Tejero, l’arbitro Rocchi, Age&Scarpelli, il Mago Otelma, il pagliaccio Baraldi e Nicole Minetti - che a giorni, anzi, a minuti ci sveleranno l’arcano. E ci diranno in men che non si dica quanto ci vorrà per limare le strettoie, per eliminare le code, per terminare la galleria, per essere felici, per volerci bene, per mettere fine alle guerre e anche e soprattutto per sconfiggere la fame nel mondo.

E noi gli crederemo. Noi gli crederemo pure stavolta, con l’anello al naso. Perché a noi lariani, evidentemente, piace moltissimo farci prendere per i fondelli dal governo, da Anas e da tutti gli altri statisti che noi abbiamo voluto, che noi abbiamo votato, che noi ci siamo scelti. È il prezzo che si paga quando si chiacchiera tanto e non si combina mai niente.

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@DiegoMinonzio

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