La Flotilla verso l’Iran è un vascello fantasma

Il flotillero, per sua natura, flotilla. Voce del verbo flotillare. Eroico, generoso, sagace e salace, il flotillero spiega le vele ovunque spunti un segno di violenza, di ingiustizia e di sopraffazione. E quindi flotilla, il flotillero di cui sopra, ovunque ci sia bisogno di lui, di rompere un blocco navale, di sfidare un potere occhiuto, di portare aiuti a popolazioni inermi e bisognose. Questa è la Flotilla, bellezza, e tu, dittatore totalitario e genocida, non ci puoi fare niente.

Quante malelingue, quante maldicenze e quanti veleni in questi mesi nei confronti degli eroici marinai della libertà, accusati di muoversi solo e soltanto a comando, solo e soltanto per Gaza e non perché a loro, ai flotilleri, importasse veramente di Gaza e dei palestinesi - è notorio che dei palestinesi non interessa niente a nessuno - ma solo perché c’è di mezzo Israele, ovviamente, e quindi gli ebrei e i sionisti e quelli che hanno crocifisso nostro Signore e quelli che la Shoah se la sono meritata e che vanno cacciati a pedate nel sedere perché la Palestina deve essere libera dal fiume al mare e bla bla bla. E, di conseguenza, perché ci sono di mezzo gli Stati Uniti e quindi i gringos e i killer di Hiroshima e gli imperialisti del mondo e i fascistoidi di Trump e i poteri forti e le multinazionali e bla bla bla. E i maldicenti di cui sopra hanno pure infierito ricordando malignamente che una volta firmato l’armistizio tra Netanyahu e Hamas, e quindi uscito l’argomento Palestina dal focus mediatico dello showbitz, pure della Flotilla, dell’Albanese (Albanese chi?) e di tutti gli opinionisti anti occidentali in servizio permanente effettivo se ne sono perse le tracce. Mentre a Gaza, ma guarda un po’, l’esercito israeliano continua tranquillamente a far fuori palestinesi, con la differenza che adesso non si indigna più nessuno.

E invece, è cronaca di questi giorni, eccole smentite, le malelingue. La Flotilla è sempre in acqua, senza requie, a solcare i mari, a cavalcare le onde, senza mai ammainare la bandiera della giustizia planetaria. Guardate in queste ore caldissime su tutti i giornali, tutte le tivù e tutti i social che entusiasmo, che partecipazione, che afflato di popolo e di giovani, soprattutto per la causa iraniana, che commoventi manifestazioni di piazza, che occupazioni scolastiche, che cortei studenteschi, che protesta bipartisan per le migliaia e migliaia di coetanei trucidati dal regime degli ayatollah. È dal lontano settembre 2022, dall’assassinio di Masha Amini, la ragazza che aveva osato non rispettare

la legge dell’obbligo del velo, che i giovani iraniani protestano in piazza e vengono picchiati, incarcerati, torturati e uccisi dal regime teocratico, patriarcale, maschilista e sessuofobico degli eredi di Khomeyni ed è dal lontano settembre 2022 che la Flotilla scende in acqua per raggiungere l’Iran a rischio della vita, vero? C’è qualcuno che può smentirlo, forse?

Basta guardare le centinaia di barche e barchette e motoscafi e lucie e velarche e comballi che ogni giorno scendono l’Adda per entrare nel lago di Como e poi di nuovo nell’Adda e poi nel Po e poi nel mare magno per raggiungere ogni luogo della terra dove ci sia bisogno di loro: la Flotilla in Sud Sudan perché lì ammazzano i bambini innocenti a migliaia, la Flotilla in Iran perché lì uccidono gli studenti innocenti a migliaia, la Flotilla in Ucraina, perché lì uccidono i civili innocenti a migliaia e rapiscono i bambini innocenti a migliaia, la Flotilla in ogni angolo più sperduto del globo terracqueo, senza guardare in faccia a nessuno, perché per il flotillero ogni bisogno è uguale, ogni oppresso merita rispetto, ogni prepotenza va denunciata e punita. Diciamoci la verità. La Flotilla è come la Croce Rossa, un simbolo internazionalmente riconosciuto, senza colori né appartenenze. Nessuno fa politica sulla Flotilla, capito?

E quindi si sbaglia di grosso chi l’accusa di muoversi a comando, che ragioni esattamente come si ragionava nei devastanti e per niente formidabili anni Settanta e che tutto si riduca al solito schema trito e ritrito della rivolta dei popoli oppressi contro il neocolonialismo bianco e che quindi la repressione e la violenza esistono solo e soltanto se compaiono dentro quello schema - Israele, Palestina, Usa è la triangolazione perfetta - e tutto quello che è fuori (Sudan, Ucraina, Iran, Venezuela) è come se non esistesse. Perché in Persia il cattivo non è Israele né gli Stati Uniti né l’Occidente e lì le giovani si ribellano per non mettersi lo hijab, per indossare una minigonna, per non vedere impiccati i gay, per poter leggere e ascoltare quello che vogliono, tutte banalissime libertà garantite solo in Occidente. E quindi non va bene manco l’Ucraina, perché lì sono tutti filo occidentali e quindi filo americani e quindi hanno torto a prescindere e poi sono tutti biondi e con gli occhi azzurri e quindi filo nazisti, perché i bambini sono tutti sacri se sono neri e musulmani, se invece sono bianchi e cristiani forse un po’ meno. E quindi, secondo questa maldicenza a cui noi naturalmente non diamo alcun credito, i flotilleri si indignerebbero solo a spicchi, solo a tratti, solo quando si sentono rassicurati dalla presenza dei cattivi classici, mentre nutrirebbero un’istintiva e incontenibile simpatia nei confronti dei dittatori asiatici, mediorientali e sudamericani in quanto anti occidentali, appunto.

Sarebbe bello poterla bollare così, la nostra eroica Flotilla, vero? Farebbe piacere ai suoi detrattori incastonarla in questa vergognosa e ridicola contraddizione. Ed è proprio quello che stanno cercando di insinuare con le loro insulsaggini. Ma anche questa volta gli è andata male. Guardate i meglio talk show, leggete i meglio giornali, scrollate i meglio social, guardate le meglio piazze oceaniche del sabato pomeriggio e, soprattutto, scrutate l’orizzonte sui mari, sui laghi, sui fiumi e pure sui torrenti, dal Cosia al Breggia, dal Bione al Gerenzone, dal Mallero al Codera. La Flotilla dei nostri prodi veleggia impavida verso il Golfo Persico sventolando il vessillo della Democrazia e della Verità. È bello trovarsi sempre dalla parte giusta della storia.

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