Superlega, un fiasco  smaschera l’élite

Superlega, un fiasco

smaschera l’élite

Quando la mattina del prossimo 27 aprile gli uomini della cinquantaduesima Brigata Ceferin fermeranno a Dongo un convoglio del Torino Football Club diretto in Valtellina con a bordo il presidente della Juventus, travestito da Paolino Pulici, forse capiremo l’immensa saggezza dell’aforisma coniato da Oscar Farinetti dopo la crisi del 2008: «Io sono contro la meritocrazia, i più bravi li hanno assunti a Wall Street e guardate cos’hanno combinato…».

La vicenda del roboante lancio e del subitaneo crollo del progetto Superlega, da giorni unico argomento di discussione febbrile e indiavolata di noi uomini medi, di noi travet frustrati, di noi borghesucci piccoli piccoli - altro che il Covid, il Recovery Fund e la parità di genere - ci conferma per l’ennesima volta che esiste una sola chiave di lettura per decrittare la realtà. Una e soltanto una. Forse da sempre, ma di certo in questo melmoso spaccato storico lungo quasi un secolo. Il grottesco.

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