Traffico a Como
40 anni di quasi nulla

Per trattare i nodi del traffico a Como, bisogna tornare nel profondo degli anni ’80. Milano era da bere, molti ci mangiavano anche e nel capoluogo lariano c’era la prima giunta guidata da un non democristiano, il sindaco socialista Sergio Simone. In quel tempo fu varato il celebre “Girone”, l’anello a senso unico attorno alla città murata, l’ultimo vero intervento strutturale sulla circolazione viaria in città.

Qualcuno aveva previsto tutto, poiché fu facile deturpare i cartelloni con cui allora si pubblicizzò l’evento attraverso lo slogan “Como vince il traffico”, con l’aggiunta di una “A” prima o di una virgola dopo la parola “Como”. Se il marketing non fu gran che, l’idea attuata dall’allora assessore Dc alla viabilità, Paolo Frisoni, funzionò. Pensare che possa mantenere ancora la stessa efficacia a quasi quarant’anni di distanza è un’utopia. Eppure dopo il “Girone” fu il diluvio. Di idee abortite e di interventi palliativi per il traffico, forse con l’eccezione, targata Daniela Gerosa assessore della giunta di centrosinistra del sindaco Mario Lucini, che estese le zone a circolazione limitata del centro. Sarebbe dovuto essere l’inizio di qualcosa, ma poi l’amministrazione cessò e subentrò l’attuale di un altro colore che, in materia si è limitata a completare ciò che non poteva bloccare. In mezzo c’è stato certo anche il viadotto dei lavatoi che va però inserito nel capitolo della grande incompiuta: la tangenziale di Como.

Insomma Como attende un intervento organico contro il traffico dai tempi in cui esistevano ancora l’Unione Sovietica, la Dc, la Fiat 127, i mangianastri e al governo nazionale imperava il pentapartito.

Nei giorni scorsi, quando il cantiere del Borgovico aveva bloccato del tutto lo scorrimento dei mezzi in buona parte della convalle e non solo, a qualcuno sarà tornato in mente il “bis” della strada di ingresso e uscita dalla città che sarebbe dovuto essere realizzato in galleria negli anni ’90. A realizzare furono invece progettisti e consulenti liquidati con laute parcelle per far restare l’opera sulla carta. Analogo e ricorrente destino ha visto l’idea della metropolitana leggera da utilizzare in parte sugli attuali percorsi ferroviari interni alla città. Addio core.

Infine resta ancora, e chissà per quanto lo sarà, sospesa la pratica della tangenziale, unico vero intervento utile e incisivo per sgravare Como dal traffico. Si è persa anche l’occasione del Pnnr per tentare di recuperare le risorse necessarie a ultimare quel secondo lotto che darebbe un senso anche al primo che adesso non ce l’ha.

Forse alla tangenziale manca qualcuno che voglia farsene carico sul serio. Tutte le grandi opere viarie realizzate o in arrivo sul territorio sono legate a un esponente politico. Alessio Butti, parlamentare di FdI per quanto riguarda la terza corsia dell’A9 da Grandate a Lainate e Mauro Guerra, ex deputato e sindaco Pd di Tremezzina a proposito della variante il cui cantiere è prossimo all’apertura. Se qualcuno volesse “adottare” anche il secondo lotto farebbe del bene ai comaschi. All’epoca del primo lockdown, quello più duro, si parlò molto di come i centri urbani avrebbero dovuto attrezzarsi per prepararsi a un dopo diverso dal prima e segnato da una predominante sostenibilità. Un tema che investe anche la gestione del traffico. Per Como si sarebbe trattato anche di programmare assieme ai Comuni di cintura. Il tutto è rimasto sulla carta e non solo da noi. Milano ha realizzato qualche pista ciclabile, qui invece è abortita quella in programma. Peraltro la morfologia non è il massimo per le due ruote senza motore e assistenza alla pedalata.

Sarebbe giusto e opportuno che magari, la prossima amministrazione ponesse al centro della sua azione il problema del traffico cittadino: una realtà che un solo cantiere stradale manda in crisi. Perché è anche se non soprattutto una questione di qualità della vita. Roba non da poco in una realtà che dovrà reggersi sempre di più sul turismo.

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