Bossi e quella scintilla nata a Como

Dalle prime sedi improvvisate dei lumbard alla folla dei comizi in piazza Perretta. Alessandra Locatelli, Nicola Molteni ed Eugenio Zoffili: è stato un grande leader, carismatico e paterno

Como

Un legame profondo quello tra Umberto Bossi e il Lario che il “Senatùr”, scomparso ieri a Varese a 84 anni, ha sempre ricordato con affetto. Nei minimi dettagli, rigorosamente con il sigaro in bocca e bevendo una Coca Cola. Davanti al caminetto di casa sua a Gemonio per un’intervista, in via Bellerio, alle tavolate delle feste estive, a margine dei comizi.

Qualche volta anche dai palchi (improvvisati quelli degli inizi, di tutt’altra fattura negli anni successivi). Perché le radici di quella che era la Lega Autonomista Lombarda fondata il 12 aprile 1984, poi diventata Lega Nord quattro anni più tardi, sono intrecciati al lago e ai suoi territori, ai militanti, alle prime scritte sui muri, alle strade tutte curve, alle serate passate ad attaccare manifesti che sarebbero stati staccati nell’arco di poco. Il primissimo simbolo della Lega fu addirittura una “lucia”, la classica imbarcazione laghée, ma durò solo lo spazio di qualche volantino. In tanti anni Bossi non ha mai dimenticato chi, a Como, credette fin dall’inizio nel suo progetto.

«Un giorno arrivai a Como in macchina e vidi cadere una goccia di vernice verde. Alzai gli occhi e c’era lui, il Conti (Elvio Conti, che aveva messo a disposizione la sua casa di via Negretti, la prima sede comasca, ndr), su un trattore, con il pennello, che stava scrivendo su un ponte. Gente semplice, gente di fede». Così nel 2009 aveva raccontato a “La Provincia” gli esordi di un’idea. Da Conti a Miglio, da Enrico Rivolta con il suo “Vento del nord”ad Armando Valli “Mandell” fino a Leonardo Carioni passando per decine di militanti della prima ora e i tanti giovani che, all’inizio degli anni Novanta, si erano buttati a capofitto nella Lega e che, oggi, ricoprono ruoli di primissimo piano a livello nazionale. Tante cose sono cambiate e tanti percorsi diversi ha fatto il partito da allora, ma tutti oggi lo ricordano con affetto, con qualche lacrima per il tempo che fu e, di certo, sanno bene che a quel signore dalla voce roca devono più di qualcosa. Di certo la passione per la politica.

Il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli usa la parola «grazie» sottolineando «tutto quello che ha fatto per la Lega, non possiamo dimenticare quanto ci ha creduto e, senza la sua forza e il suo coraggio, non saremmo qui neanche oggi». Poi aggiunge: «A Como veniva spessissimo, tanti comizi in piazza Perretta. Ricordo ancora quanto Alberto Mascetti si candidò sindaco per la prima volta, era il 1998, e dopo il comizio erano tutti a cena. Io dovevo entrare in lista come giovane e stavo per andare ad “attacchinare” quando Alberto mi chiamò per presentarmi Bossi. Lui mi guardò e disse “bene, mi sembra un po’ giovane, mi raccomando...”». Il ministro ricorda poi «le tante chiamate di notte che faceva ai sindaci e agli amministratori» e che «da ragazzina mi piazzavo davanti alla tv e incantata ascoltavo i suoi discorsi, sentire parlare di territorio dava un senso di appartenenza, motivava a partecipare».

È scosso Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, anche lui classe 1976. «Provo profondo dolore – dice – perché Umberto è stato l’inizio di tutto. Sono entrato in Lega con lui, nel 1994. È stato colui che ha dato voce e un sogno al Nord, territorio che era un gigante economico ma un nano politico. Oggi perdiamo uno dei più lungimiranti, visionari e carismatici leader politici degli ultimi trent’anni. Un autentico genio della politica». E chiude con un’immagine molto personale: «Il primo ricordo che mi viene in mente è quello della sua presenza al mio matrimonio nel 2015. Sono davvero addolorato».

Eugenio Zoffili deputato erbese è entrato nella Lega nel marzo del 1993 seguendo le orme di suo papà e su Facebook ha postato una carrellata di foto con il Senatùr, da ragazzino fino a Montecitorio dove lo aveva accompagnato all’interno dell’aula (e, in commissione Difesa, Zoffili era diventato il suo capogruppo). Poi ricorda di essere andato «nell’ultima legislatura a casa sua a Gemonio per autenticare la firma della candidatura alla Camera» e cita l’ultimo consiglio che gli ha dato, solo pochi mesi fa: «Avevamo parlato di Strade sicure e mi aveva raccomandato di portare i militari sui treni per la sicurezza». Poi chiude con una sola frase che riporta allo spirito della Lega delle origini: «Ciao Umberto, grazie Braveheart».

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