In viaggio a Dubai: «Situazione migliore rispetto a quanto viene descritto in Italia»

Parla il vicesindaco di Longone al Segrino, Pierangelo Castelnuovo: «Raccontare con precisione ciò che accade non significa minimizzare i rischi, ma restituire ai lettori una fotografia fedele della realtà vissuta da chi era davvero sul posto»

Longone al Segrino

Da un paio di giorni è rientrato da Dubai il vicesindaco di Longone al Segrino Pierangelo Castelnuovo. Un viaggio di piacere con qualche sfortunata coincidenza, come i riflessi di una guerra sull’emirato, ma l’amministratore comunale vede una certa esagerazione nel resoconto sulla sicurezza nel paese arabo. «Ho sentito una ragazza del gruppo con cui sono andato a Dubai dire: «Mi sento più sicura qui, in questa situazione, che a passeggiare da sola in centro a Milano». Una frase che sintetizza meglio di qualsiasi dato la percezione reale della sicurezza sul posto».

In Italia quanto avvenuto è arrivato in un mix tra realtà e isterismi: «Sono rientrato nella notte dell’altro ieri da Dubai dopo 23 giorni negli Emirati Arabi Uniti – continua Castelnuovo -. Il mio volo di ritorno è stato cancellato il 28 febbraio, il giorno dell’attacco all’Iran. Ho deciso di raccontare la mia esperienza per chiarire ciò che realmente è accaduto. Secondo dati forniti dalla Farnesina, all’inizio del conflitto, erano presenti circa 7.000 italiani tra residenti e turisti. Ognuno reagisce in modo diverso: chi conosce poco il contesto o era a Dubai per una vacanza breve poteva sentirsi più ansioso».

Come logico l’impatto con i problemi legati alla sicurezza, in un luogo organizzato e sicuro, ha colpito: «Il primo giorno e la prima notte sono stati i momenti più delicati: esplosioni in cielo dovute all’intercettazione di missili e droni non sono certo eventi quotidiani. Già dal giorno successivo il quadro era più chiaro: le esplosioni erano frutto di un sistema difensivo efficace e sempre più sporadiche. A Dubai la vita continuava normalmente: famiglie con bambini passeggiavano lungo la Marina, ristoranti e centri commerciali aperti e frequentati, attività turistiche operative e cantieri che proseguivano le lavorazioni. In diversi momenti passavano anche 24 o 36 ore senza percepire alcuna intercettazione aerea».

«Le autorità comunicavano tramite notifiche sui cellulari: segnale sonoro e messaggio di cessato pericolo; tra il 28 febbraio e il 6 marzo ne abbiamo ricevute solo tre. Quindi non c’era assolutamente caos o attacco generalizzato come erroneamente descritto da alcuni. Rimanevo sorpreso dai messaggi di “Viaggiare Sicuri” che proponevano trasferimenti in Oman per voli di rientro: quattro ore in autobus, 400 euro a persona oltre il costo del volo che era incerto e rischi verso un Paese che non ha la stessa qualità di difesa militare. Restare a Dubai in attesa della ripresa dei voli era ed è a mio parere la scelta più razionale».

Il percepito in Italia era diverso: «Nei giorni successivi abbiamo avuto più difficoltà a rassicurare i familiari in Italia che a gestire la situazione sul posto. Molte notizie descrivevano scenari più drammatici della realtà; titoli allarmistici e video manipolati circolavano sui social. Anche nelle interviste, spesso si è dato spazio a chi viveva l’esperienza con maggiore ansia, anziché a chi avrebbe trasmesso serenità e aderenza alla realtà. Raccontare con precisione ciò che accade non significa minimizzare i rischi, ma restituire ai lettori una fotografia fedele della realtà vissuta da chi era davvero sul posto».

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