Turista travolta e uccisa dal taxi boat. Chiusa l’indagine: omicidio “stradale”
Le accuse La Procura: il conducente aveva bevuto ed era risultato positivo agli stupefacenti. Nell’incidente rimase uccisa una donna olandese di 32 anni in vacanza con alcune amiche
La Procura ha chiuso l’inchiesta sull’incidente sul lago costato la vita, nel luglio dello scorso anno, a una turista olandese. Sotto accusa il conducente del taxi boat che speronò una barca con alcune amiche a bordo, causando la morte della donna. L’accusa per lui è di omicidio “stradale” (in realtà la norma punisce «chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina» anche «della navigazione») aggravato dall’assunzione di stupefacenti e di sostanze alcoliche.
L’incidente
Lo scontro nautico, avvenuto nel mezzo delle polemiche per il proliferare di barche per turisti, risale al pomeriggio del 12 luglio scorso.
Julina De Lannoy, 32 anni, ballerina olandese, si trovava a bordo di una barca in compagnia di sette amiche. Aveva noleggiato l’imbarcazione in zona Sant’Agostino da una società specializzata nel “self drive”, ovvero la locazione di un natante con motore fino a 40 cavalli, per un giro sul lago in un caldo sabato d’estate. Il gruppo di amiche stava navigando a circa 10 nodi allontanandosi dalla riva di viale Geno, così come raccomandato loro (perché la navigazione sottocosta non è consentita). All’improvviso contro la barca è piombato il taxi boat della società Il Medeghino, una delle tante società private che ormai da tempo fanno base sulle acque del primo bacino, condotto da Enrico Molteni, 45 anni di Ponte Lambro. Il motoscafo viaggiava a 17 nodi - secondo l’accusa - e ha letteralmente travolto la barca sulla quale si trovavano le turiste straniere. Nell’urto Julina De Lannoy è stata scaraventata in acqua.
Molteni non ha avuto la prontezza di riflessi di spegnere il motore e la turista ha riportato gravissime ferite proprio a causa dell’elica del taxi boat, che le ha reciso un’arteria.
L’inchiesta
Immediatamente soccorsa, la turista olandese era stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna, dove però poco dopo il suo arrivo i medici hanno dovuto dichiararne il decesso.
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Bellù, è stata condotta dal Reparto Aeronavale della Guardia di finanza. Proprio i militari, nei giorni successivi all’incidente, avevano effettuato una perquisizione a casa del conducente del taxi boat dove avevano trovato un grammo di marijuana e quasi un etto di una sorta di the esotico che, secondo l’accusa, rientra nelle tabelle delle sostanze proibite.
La parte più pesante dell’accusa è proprio quella che ipotizza l’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche, incompatibili con il compito non solo di dover condurre un motoscafo, ma di più di effettuare servizio a bordo di un natante con tanto di passeggeri. Stando alla contestazione Molteni aveva un tasso alcolemico leggermente oltre la soglia amministrativa (e non penale) consentita, ma soprattutto era risultato positivo a una serie di sostanze psicoattive. Il diretto interessato, nel corso dell’indagine, aveva assicurato che quel giorno non aveva assunto alcuna sostanza. Come si sa la presenza di residui di stupefacenti viene riscontrata anche giorni dopo la loro assunzione.
Resta l’accusa, al momento. Ora toccherà all’avvocato difensore - Paolo Camporini - decidere se presentare eventuali memorie difensive prima della decisione della Procura di chiedere (o meno) il processo.
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