Centrali nucleari? Sì grazie. La svizzera torna all’atomo

Energia A sorpresa la Commissione dell’Ambiente riapre la porta alla possibilità di realizzare nuovi impianti. Secondo l’ultimo sondaggio il 56% dei cittadini elvetici è favorevole. Anche tra gli elettori ticinesi

“Sì” al nucleare, “No” alle Olimpiadi invernali 2038. Gli svizzeri - e non solo la parte politica - sembrano avere le idee chiare sul futuro della Confederazione, almeno per quel che concerne due argomenti di stretta attualità, al netto ovviamente dell’onda emotiva e delle polemiche generate dalla tragedia di Crans-Montana avvenuta nella notte di Capodanno. Tragedia che sta seriamente incrinando i rapporti diplomatici tra il nostro Paese e la vicina Confederazione. A sorpresa, la Commissione dell’Ambiente del Consiglio degli Stati, l’omologo del nostro Senato, ha (ri)aperto la porta al nucleare, avallato la possibilità di «abrogare il divieto di rilascio dell’autorizzazione di massima per centrali nucleari».

Il cambiamento

Si tratta di un cambio di prospettiva importante, avvenuto nove anni dopo (era il 2017) il voto popolare con cui gli elettori della vicina Confederazione avevano rafforzato il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Su quella decisione aveva pesato un’altra onda emotiva, quella dell’incidente nucleare di Fukushima (Giappone), l’unico incidente insieme a quello di Chernobyl (aprile ’86) classificato al livello 7 della scala “Ines”, il grado massimo di gravità previsto per eventi nucleari. Il voto del Senato svizzero arriva tre mese dopo un sondaggio - targato “20 Minuten” e “Tamedia” - che aveva di fatto sdoganato il ritorno al nucleare, con il 56% di un campione rappresentativo di 15 mila elettori che si era detto favorevole alla costruzione di nuove centrali nucleari. Una “svolta energetica” giudicata particolarmente forte nella Svizzera francese, con il Canton Vaud che addirittura aveva visto due elettori su tre pronti a (ri)accogliere il nucleare. Favorevoli a questo tipo di soluzione anche i cittadini ticinesi interpellati all’interno del sondaggio.

A proposito di voto popolare - in attesa di quello particolarmente sentito dell’8 marzo, che rappresenterà un test probante sul filo diretto che storicamente lega gli svizzeri al denaro contante - domenica un (altro) sondaggio, targato istituto Demoscope ed effettuato per conto del portale di notizie online Watson, ha sostanzialmente detto che il 51% degli svizzeri (si tratta di una maggioranza al momento risicata) è contrario alle Olimpiadi invernali del 2038 ovvero a quell’Olimpiade diffusa che coinvolgerà dieci Cantoni, Ticino incluso (con Lugano) e che per il Governo rappresenta un’occasione unica in chiave di indotto e di immagine. Il 51% degli intervistati si è dunque dichiarato contrario ai Giochi olimpici invernali, a fronte di un 42% a favore, mentre il 7% si è detto ancora indeciso. Ed è su questi indecisi che dovrà concentrarsi il Governo, una volta che la candidatura - definita dallo stesso Governo “autorevole” - si trasformerà, come Berna auspica, nell’investitura ufficiale ad organizzare i Giochi Olimpici del 2038.

Tra i giovani

A livello di età, il 62% degli intervistati tra i 15 e i 34 anni ha espresso parere favorevole all’organizzazione dell’evento sportivo sul territorio federale, mentre il 68% degli over 55 si è detto contrario. La fascia 35-54 anni è invece divisa a metà. Altro dato questo di grande interesse. Nel contempo quasi la metà degli uomini è favorevole (48%) ad ospitare i Giochi Olimpici, tra le donne lo è solo una su tre (33%). Secondo l’istituto “Demoscope” a monte di ciascun parere personale c’è il fatto che più alto è il reddito familiare, maggiore è il sostegno all’organizzazione delle Olimpiadi in Svizzera, che vedono inevitabilmente il nostro territorio nel ruolo di spettatore interessato.

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