(Foto di archivio)
Assistenza A differenza degli ospedali, le strutture per gli anziani hanno più posti delle altre province. La richiesta però rimane altissima sul nostro territorio
Lettura 1 min.Il problema dei pochi letti che abbiamo in ospedale, tanto da spingere il Sant’Anna verso la costruzione di un nuovo padiglione, è cosa nota, siamo la provincia lombarda con la maggiore carenza. Al contrario la disponibilità di posti nelle Rsa, più alta della media regionale, è invece meno conosciuta, forse perché la coda di domande in lista d’attesa, fuori dalle porte delle residenze per anziani, è sempre lunga, nell’ordine delle 6.500 richieste inevase in tutta la provincia.
E però nel territorio dell’Asst Lariana ci sono 673 letti nelle Rsa ogni 10mila cittadini oltre i 75 anni, che significa in totale quasi 5mila posti nelle residenze per anziani. È un tasso molto più alto rispetto all’area a nord di Milano, 279 letti ogni 10mila over 75, meglio di Varese, 618, molto meglio della Valle Olona, 341, dell’Asst di Lecco, 484, della Brianza, 370 e di quasi tutti i territori lombardi ad eccezione di Cremona e Sondrio, 771 posti. Di poco inferiore il dato dei posti messi a contratto, coperti per una quota dal sistema sanitario regionale, 594 letti ogni 10mila over 75, sempre comunque poco sopra a Varese, Lecco, di tanto rispetto a Milano e Monza.
Da Uneba, l’associazione che rappresenta il maggior numero di Rsa, fanno notare però che parte dei posti nel Comasco vengono occupati da anziani provenienti da fuori, ospiti milanesi e monzesi in particolare. Perché a ridosso del capoluogo lombardo la disponibilità è inferiore ed i costi a carico delle famiglie sono in assoluto i più alti. I prezzi comaschi, è pur vero, seguono da vicino. Lo spostamento dell’utenza nel bacino regionale porta comunque alla maggiore saturazione anche nella nostra provincia, con 6.500 domande in lista d’attesa censite dall’Ats Insubria a fine marzo. Un numero da ridimensionare per le domande doppie o triple, ma che comunque da quando abbiamo superato la pandemia non scende mai, anzi continua ad alzarsi e oscillare tra le 1.500 e 2mila domande inevase reali.
«È vero che nella fascia a sud di Como il 25% dei posti sono coperti con utenza da fuori, dalla Brianza – spiega Patrizio Tambini, presidente della cooperativa San Giuseppe con più Rsa a Como e provincia e coordinatore del tavolo sanità di ConfCooperative – ed è vero che nonostante abbiamo nel Comasco una buona copertura i letti non bastano mai, anche per gestire i malati lungodegenti negli ospedali. Però penso che costruire nuove Rsa non sia la soluzione, per costi e possibilità. Un posto letto costa 5.500 euro al mese, per almeno la metà ricadenti sulle spalle delle famiglie. Io credo sarebbe meglio lavorare sul territorio, con i medici, per prendere davvero in carico gli anziani soli, seguirli. Sull’esempio della Cooperativa Medici Insubria cui afferiscono centinaia di medici di famiglia possiamo aiutare queste persone a casa e ritardare l’ingresso nelle Rsa o peggio in ospedale, attorno a cui il sistema continua eccessivamente a ruotare».
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