Il cammino del Como: le dieci partite che hanno cambiato tutto
La storia Raccontiamo la top ten dei match che rappresentano piccole svolte sulla strada del perfezionamento
Como
Se ci guardiamo indietro, è già un bel viaggio così. Da Como-Feralpisalò del 25 novembre 2023, esordio di Cesc Fabregas sulla panchina azzurra (2-1 al 93’), a oggi, al Como meraviglioso di adesso che insegue la Champions League. Tanto che ci è venuta una domanda. Ma dove è nato il Como di Fabregas? Quando si è cominciato a vedere che era una cosa speciale? E quali sono state le tappe fondamentali della sua crescita, quali sono state le partite che hanno segnato un passo avanti, “one step beyond” come cantavano i Madness, nel progetto che sta facendo paura all’Italia calcistica. Abbiamo fatto un lavoro di ricerca, e ne abbiamo isolate dieci. In quelle dieci partite è successo qualcosa di speciale e quel qualcosa ha contribuito in maniera importante a creare il Como di adesso. Ci trovate partite prevedibili, non ci vuole un genio per risalire con la memoria alle partite totem. Ma ci troverete anche qualche partita insospettabile, dove è successo qualcosa di importante anche se lontano dagli occhi e ai tabellini. Una serie di pezzi a incastro per comporre il meraviglioso puzzle di oggi.
Palermo-Como 3-0
Il fatto che quel giorno di febbraio 2024 sia la prima apparizione mistica del Como di Fabregas (con Roberts, nello specifico), più che dirlo noi, lo ricorda lo stesso Cesc ogni tanto. E il fatto che avvenga in occasione di una sconfitta, è un paradigma: prima il lavoro, il sistema, l’approccio, poi il risultato verrà. Sconfitta 3-0, dopo che due infortuni avevano tarpato le ali agli azzurri (Baselli e Kone), ma un primo tempo clamoroso, 30’ di gran calcio . Alla fine Fabregas pare abbia detto: «Oggi ho capito che il Como andrà in Serie A».
Catanzaro-Como 1-2
La capacità di ribaltare tutto grazie a una nuova maniera di pressare nel secondo tempo. Pensa un po’, i cambi che ribaltano la gara sono Barba e Baselli al posto di Odenthal e Abildgaard. Il primo cambio un po’ punitivo, ma a cambiare la gara ci pensa l’ex Toro in una delle rara partite in cui sta bene. Como sotto 0-1 nel primo tempo. Vince con Gabrielloni e Da Cunha in 7’ della ripresa. Devastante.
Feralpisalò-Como 2-5
Quel 20 aprile a Piacenza accadde una cosa strana. Il Como faticava a venire a capo di una Feralpi che aveva deciso di andare a pressare alto, uomo contro uomo. Uno a zero per i bresciani, dopo che era stato annullato un gol sempre ai padroni di casa. Dani Guindos allora si alzò con il suo tablet in mano e andò da Roberts a dire: cambiamo strada, basta possesso e fraseggi, palla lunga e andiamo a colpirli. Cinque gol segnati. E l’idea che non c’erano canovacci tattici da seguire come un dogma: duttilità e intelligenza a leggere le partite. Vittoria non banale per il “come”.
Como-Cittadella 2-1
Tutti ricordano questa partita per il gol di Goldaniga al 95’ (oltre che per la coreografia della curva). Ma accadde anche qualcosa d’altro. Dal 38’ del secondo tempo furono in campo cinque attaccanti contemporaneamente: Strefezza, Fumagalli, Verdi, Gabrielloni e Nsame. La forza frontale di quell’attacco disperato partorì il gol del 2-1, paradossalmente di un difensore, ma grazie all’azzardo del tutto attack. Semirovesciata di Fumagalli, colpo di testa di Nsame e zampata di Goldaniga. Mentalità che si sarebbe rivista spesso e volentieri in maglia azzurra.
Como-Bologna 2-2
Di quella partita ci ricordiamo soprattutto... il giorno dopo. Cioè i commenti dei tifosi: «Mai visto un Como così». L’amarezza per il pari subìto al 91’ addolcito da una prestazione in cui forse per la prima volta si era visto il Como di Fabregas come lo intendiamo oggi: creativo, spumeggiante, ridondante, spettacolare. Era l’esordio del Como in A al Sinigaglia. Ma anche quello del Como che avrebbe conquistato tutti nei due anni a seguire.
Como-Napoli 2-1
Questo è stato un giorno da segnare sul calendario: la prima vittoria su una big, e che big, la capolista del torneo. Quel giorno la sensazione che oltre allo spettacolo e al bel gioco, ci fosse sostanza per dare fastidio con i fatti e non solo con il solletico, alle grandi del campionato. E un gol decisivo che sembrava lo spot del calcio di Fabregas: Paz-Diao, rete!
Como-Lazio 2-0
Come Como-Bologna di un anno prima, ma di più. Molto di più. Nella prima giornata del campionato di quest’anno , una prestazione frutto del fatto che il completamento del progetto con Diao avanti e Da Cunha in mezzo era stata ultimata. Una semplicità di giocare a fare male evidente. La versione definitiva del Como di Fabregas si è vista quella sera di fine estate.
Napoli-Como 6-7
L’eliminazione del Napoli in Coppa Italia, al di là del risultato, ha mostrato una crescita tattica della squadra di Fabregas. Che ha messo in campo una nuova arma: saper aspettare l’avversario, temporeggiare, riflettere e non solo correre e aggredire.
Juventus-Como 0-2
«La Juventus non sapeva più cosa fare, facce perse: non ci hanno capito nulla». Commento tecnico strappato a un osservatore tecnico della partita. Il Como di Torino è stato un magma capace di trasformarsi tatticamente (e saggiamente) disarmando i bianconeri. Una prova di equilibrio incredibile, che rappresenta un upgrade importante per gli appuntamenti nobili del futuro
Como-Roma 2-1
L’ultimo passo: il battere una diretta concorrente (una big del campionato) per un traguardo comune. Se qualcuno può pensare che la Lazio e la Juventus battute non fossero in forma smaglante, il successo con la Roma rappresenta un altro step successivo, a livello di personalità, di mentalità, consistenza. Vittoria nello scontro diretto Champions: come una finale.
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