«Il gigante Tizzano. Io alla presidenza? Ho detto no»

Quaglino, comasco e vice presidente federale: «Che colpo la morte, ma il direttivo vuole portare avanti il suo programma»

Il canottaggio, come tutti gli sport, diventa distante dalla base se è solo agonismo. Per arrivare ai vertici occorre camminare tutti insieme, con umanità, senza lasciare indietro nessuno.

A pochi giorni dall’improvvisa, quanto inattesa scomparsa del presidente Davide Tizzano, passato lo sconforto del momento e più passano i giorni, il mondo remiero italiano si sta rendendo conto di quanto ha perso. La carica di presidente Fic più breve della storia del canottaggio, non si misura nei soli 13 mesi del passaggio di una meteora, ma nei passi importanti compiuti.

Ne abbiamo parlato con il comasco Fabrizio Quaglino, vice presidente vicario, che da Statuto federale ha assunto la reggenza della Fic.

C’era da aspettarsi una morte tanto repentina?

Assolutamente no. È stata una doccia fredda per tutti, tanto più che ci eravamo scambiati gli auguri alla vigilia di Natale ed avevamo fissato una riunione del direttivo prima della fine dell’anno. Lunedì 29 dicembre ero in montagna e ho ricevuto la telefonata del segretario generale della federazione Giovanni Esposito, che mi annunciava con un tono di voce cupo: il presidente se n’è andato. Andato dove? Sono rimasto impietrito. Alla mattina del 30 sono partito con Niki D’Angelo, delegato provinciale del Coni, sul Frecciarossa alla volta di Napoli per i funerali del pomeriggio. Non vi dico la marea di gente che c’era, ma solo con il passare dei giorni sono riuscito a realizzare la portata di ciò che era successo e di quanto avevamo perso, con la morte di Davide.

Si sapeva delle sue precarie condizioni di salute?

Gli era stato diagnosticato il male quattro anni fa, ma non ne parlava mai e noi eravamo tranquilli, pensando che tutto fosse sotto controllo, dal momento che avevamo di fronte un leone nel comportamento e nelle decisioni con la pignoleria che lo contraddistingueva. Pensate che a settembre sarebbe dovuto venire al nostro centro remiero di Eupilio per i Campionati italiani di società, ma ha dovuto andare al Salone Nautico di Genova per ricevere un premio ed è apparso in televisione come un gigante.

Cosa resta dei 13 mesi passati accanto a lui?

Un direttivo compatto, che ha condiviso il programma proposto alle elezioni di Pisa e sul quale abbiamo ricevuto i consensi della maggioranza delle società e degli atleti azzurri stessi, sia sul piano agonistico e tecnico, sia su quello gestionale- amministrativo. Un programma che avevamo abbozzato con Tizzano, Umberto Dentis e io a gennaio 2024, seduti ad un tavolo di un ristorante di Torino. È stato lì che Davide aveva accettato di mettersi a capo del nostro gruppo.

Che federazione avete ereditato?

Una federazione sicuramente sana nei conti e quotata a livello competitivo internazionale. Non dimentichiamo che in dodici anni di presidenza Giuseppe Abbagnale, sono stati raggiunti due traguardi storici importanti nel panorama olimpico: il primo oro di un equipaggio femminile, il doppio pesi leggeri a Tokyo 2020 e la prima qualificazione di un otto femminile, a Parigi 2024, Partendo da tutto ciò, il nostro obiettivo era un cambio fisiologico, che senza rinnegare il passato, potesse portare ad una ulteriore crescita, soprattutto allargando la base di partecipazione e potenziando il settore giovanile.

Ci siete riusciti?

Non dobbiamo essere noi a dirlo, ma parlano i consensi ricevuti in questi giorni di lutto e le pressioni unanimi a proseguire su questa linea da tutto il settore tecnico e dagli atleti della nazionale, che sono contenti del lavoro impostato dal direttore tecnico Antonio Colamonici con i sui collaboratori tra cui il nostro Stefano Fraquelli per il settore femminile. Ne sono la prova la convocazione ai raduni anche dei giovani talenti emergenti e il coinvolgimento degli allenatori societari nelle scelte.

Cosa succederà ora sulla preparazione olimpica, che è già passato un anno e ne mancano tre a Los Angeles 2028?

Nessun pericolo sul programma di preparazione ai Giochi. Colamonici, con tutto lo staff tecnico, continua nel percorso, anche per quanto riguarda la nuova disciplina olimpica del beach sprint. Dovremo però fare nuove elezioni ai sensi dell’articolo 41 dello Statuto federale. E non abbiamo tanto tempo davanti per gli adempimenti. L’ordinaria amministrazione spetta a me nella carica di vice presidente vicario, mentre il consiglio in carica è decaduto, avvalendomi della collaborazione del segretario generale e degli uffici. Entro il 31 gennaio, presentare il bilancio di previsione 2026, entro 45 giorni indire le nuove elezioni ed entro tre mesi, ovvero entro il 29 marzo, eleggere il nuovo direttivo nazionale.

Vi presenterete ancora tutti del coniglio che è stato in carica sinora?

Faremo una riunione in videoconferenza nei prossimi giorni, ma l’intenzione è già quella di candidarci ancora tutti per continuare e portare a termine gli obiettivi sui quali avevamo puntato con Davide Tizzano.

Fabrizio Quaglino si candiderà alla presidenza ?

Mi è stato chiesto, ma ho detto di no. Sin dall’inizio del mandato avevo dato la mia disponibilità a seguire l’aspetto amministrativo, che fa parte della mia professione. Ci vuole un presidente che abbia un passato atletico di alto profilo, già contattato e che renderemo noto appena avremo avuto la sua disponibilità. Sono anche impegnato con il Centro Remiero Lago di Pusiano, che sta crescendo in importanza e funzionalità, con la posa del campo internazionale di gara fisso a 11 corsie, e la realizzazione di attrezzature esterne per quando arriverà la nazionale Usa a giugno. Siamo al 35 per cento dell’utilizzo del centro dopo 12 anni di costruzione e l’obiettivo è arrivare al cento.

Prevede ci saranno altri candidati presidenti le prossime elezioni?

Siamo in democrazia e il confronto è sempre costruttivo. Il direttivo uscente, ribadisco, è compatto nel portare avanti il programma di Davide Tizzano, per dare alla federazione un’impronta manageriale tesa all’innovazione, ascoltando sempre la base. Se ci verrà rinnovato il consenso, il lavoro svolto sinora da tutti non sarà stato vano.

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