Cronaca / Como città
Mercoledì 24 Dicembre 2025
Il progetto della “Grande Como”: da San Fermo e Brunate altri due no
La proposta Pierluigi Mascetti replica a Rapinese: «Lungi da me amministrare come fa lui». Pesa il precedente dell’Azienda sociale e dello scontro con i “Comunelli”: «Molto meglio soli»
Como
Periodicamente ritorna la “Big Como”, ovvero la proposta del sindaco di Como, Alessandro Rapinese di fondere con il capoluogo i Comuni confinanti, da San Fermo a Cernobbio fino a Brunate.
Rapinese lanciò la proposta proprio dalle pagine de La Provincia nel settembre 2022, poco dopo la sua elezione a sindaco: il progetto rientra nell’attuazione del suo programma elettorale, precisamente il punto 40.
Nell’ottobre del 2022 si rivolse così ai residenti del Comuni della cintura urbana: «Capisco che la vostra comunità sia splendida, ma Como è Como e farne parte in futuro, lo dico alla Jovanotti, sarà “una figata”».
Non è una proposta inedita
Lo scorso febbraio aggiunse all’intenzione un’idea operativa: una lista Rapinese da presentare alle prossime elezioni amministrative a San Fermo, che si terranno nel 2027, nella stessa tornata amministrativa in cui si dovrà rinnovare anche il consiglio comunale di Como. «A tal proposito, se ci fossero cittadini che sono pronti a candidarsi me lo facciano sapere – disse nell’occasione - Non dovranno più dire abito a San Fermo della Battaglia, paese vicino a Como, ma abito a Como la città più bella del mondo». Prima di lui già altri sindaci di Como avevano messo in conto una fusione con i paesi confinanti, come ricorda Pierluigi Mascetti, sindaco di San Fermo dal 2001 (con un mandato da vice dal 2011 al 2016): «È il sogno di tutti portarsi a casa San Fermo. Me lo aveva proposto Mario Landriscina, Rapinese è forse il quarto o il quinto che arriva».
I sindaci della cintura urbana già nel 2022 sollevarono un bel coro di no. Da Cernobbio a San Fermo, passando per Brunate e Montano Lucino, anche se a quest’ultimo Rapinese pare non fare la corte, così come a Grandate. E il no oggi è ancora più sonoro.
Le vicende dell’Azienda Sociale Comasca e Lariana, infatti, hanno marcato ancor più profondamente la lontananza tra l’attuale amministrazione del capoluogo e i sindacii dei “comunelli”, come li ha chiamati Rapinese. Risultato: 18 “comunelli” se ne sono andati dall’Ascl e hanno creato una nuova azienda sociale operativa dal 1 gennaio 2026, capofila è San Fermo, che diventa l’anti-Como, così come Mascetti prende quota per essere l’anti Rapinese.
Come ricordava il sindaco di Cernobbio, Matteo Monti, nel 2017 i cittadini hanno detto no alla fusione con Carate Urio, «Che follia pensarla con Como. I sindaci che hanno giocato la carta della fusione si sono limitati a svolgere un solo mandato, vedi Paolo Furgoni e Cernobbio e Mario Landriscina a Como, non vorrei che l’idea di Rapinese preannunciasse un unico mandato anche per lui».
Questione di consenso
I sindaci non tengono conto della proposta di “fidanzamento”, figurarsi un matrimonio con Como. «Neanche da prendere in considerazione – dice Mascetti –. Se solo lo pensassi minimamente i sanfermini mi farebbero scendere all’istante dall’80% allo 0,8. Lungi da me amministrare come fa lui a Como, siamo agli antipodi e ci tengo a mantenere distanze e confini. Abbiamo avuto l’esperienza dell’azienda sociale, tolto lui tutto funziona a meraviglia insieme agli altri Comuni. Lui lavora per finire sui giornali ed in tv, noi sindaci dei Comuni in silenzio, sodo e concretamente. Sto pensando a cosa abbia concretizzato, solo chiusure di scuole, asili e ciliegi da eliminare, anzi, quelli per ora sono salvi».
«Non sarò certo io il sindaco che porterà Brunate nel Comune di Como – taglia netto Simone Rizzi – è più probabile che Brunate si prenda Civiglio».
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