Meningite, resta l’allerta. La chiave è solo il vaccino
Focus Si manifesta con febbre alta, vomito, cefalea, letargia, rigidità nucale e fotofobia, e può evolvere rapidamente
Il focolaio di meningite che si è diffuso rapidamente tra gli studenti dell’università del Kent, in Inghilterra, ha allarmato anche l’Europa per il timore di una diffusione di contagi oltremanica. Al momento la situazione sembra essere rientrata ma, secondo gli esperti, è fondamentale conoscere cosa è la meningite perché vi sono implicazioni diagnostiche, terapeutiche e di prevenzioni molto rilevanti. Ne abbiamo parlato con la professoressa Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive all’Irccs Ospedale San Raffaele e ordinario di malattie infettive all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Professoressa, in questi giorni si è sentito spesso parlare di meningiti a seguito di quanto accaduto in Gran Bretagna. Ci aiuta a capire meglio di che cosa si tratta?
La meningite è un’infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale e possono rappresentare un’emergenza medica, perché se non diagnosticata e trattata precocemente, può avere conseguenze molto gravi per la sopravvivenza e la qualità di vita delle persone.
Queste infiammazioni possono avere sia origine virale che batterica, nel caso del Kent di che forma stiamo parlando?
La meningite può essere causata da diversi patogeni, tra cui virus, batteri e funghi. Possiamo dire che anche se più rare delle forme virali, le meningiti sostenute da batteri sono generalmente le forme più gravi. Il focolaio epidemico del Kent è sostenuto da un batterio, il meningococco di gruppo B.
Ma quali sono i sintomi? È molto pericolosa?
Si, proprio per la sua localizzazione l’infiammazione può dare anche mortalità in modo rapido, se non diagnosticata precocemente. La meningite si manifesta con febbre alta, vomito, cefalea importante, letargia, rigidità nucale e fotofobia. La malattia, come detto, può evolvere in complicanze molto gravi, fino alla morte. Quando si manifestano i sintomi citati è fondamentale porre il sospetto diagnostico e i familiari, di fronte a queste situazioni, devono subito portare la persona in pronto soccorso.
Come avviene la diagnosi?
La conferma diagnostica si ottiene attraverso la puntura lombare. Si raccolgono poche gocce del liquido cerebrospinale e si inviano al laboratorio per la ricerca del germe in causa.
Si tratta di una patologia molto contagiosa? Visto anche il focolaio che si è sviluppato così rapidamente in Inghilterra e che ha portato a dei decessi?
Il meningococco B è un batterio che alberga nel nostro faringe, quindi, è presente nella popolazione adulta. Quello che può accadere così è che ci siano dei portatori sani che possono infettare altre persone attraverso le goccioline di saliva. É chiaro che in un ambiente chiuso, come è successo nel caso degli studenti che frequentavano numerosi lo stesso locale, una discoteca di Canterbury, a causa dei contatti stretti il contagio si sia diffuso molto rapidamente. Va ricordato che abbiamo uno strumento importante per prevenire la meningite meningococcica che è la vaccinazione. In Italia la vaccinazione contro il meningococco B è raccomandata e offerta gratuitamente a tutti i nuovi nati dal 2015 e in alcune regioni è offerta anche agli adolescenti e alle persone più fragili.
Un focolaio così importante però non si vedeva da tempo e questo ha fatto scattare l’allarme in tutta Europa, anche per il fatto che l’Inghilterra è di frequente meta di studio, di stage, ma anche di viaggi di lavoro. Dobbiamo avere paura?
Non c’è motivo di allarmarsi anche perché, fortunatamente, la situazione è rientrata. Quello che è importante però è conoscere la malattia e tutto quello che si può fare sia in termini di prevenzione che di diagnosi precoce.
In questi giorni si è sentito anche parlare di un nuovo “super ceppo”? È davvero possibile che si tratti di qualcosa non osservato in precedenza?
Sicuramente la rapida diffusione tra gli studenti è oggetto di studio, non parlerei di un super ceppo, ma di un ceppo comune, il meningococco B, che si è trovato in condizioni ideali, ovvero molte persone in un ambiente chiuso e con contatti ravvicinati, per una rapida diffusione.
Cosa è stato fatto in Inghilterra dopo la scoperta del focolaio?
Il Governo ha messo in atto subito la profilassi con oltre 6 mila dosi di antibiotici somministrate ai contatti stretti per evitare l’insorgenza di malattia. Generalmente si somministra ai contatti stretti una dose singola di ciprofloxacina entro i 5 - 10 giorni dal possibile contagio. L’altra arma, molto importante, è la vaccinazione: anche in Inghilterra negli ultimi anni si è registrato un calo nella copertura vaccinale infantile. Le persone sono state così invitate a sottoporsi anche alla vaccinazione per scongiurare i rischi dell’infezione.
In sostanza, anche in Italia, la vera prevenzione è il vaccino?
Esattamente, in Italia il vaccino viene offerto gratuitamente e attivamente nei bambini nel primo anno di vita, poi viene offerto negli adolescenti, nelle persone fragili e a rischio. È molto importante aderire alla vaccinazione, in particolare nella prima infanzia che è la fascia di età di gran lunga più a rischio.
Per quanto riguarda la vaccinazione in Italia come siamo messi? Recentemente si è evidenziata l’opportunità di immunizzare gli adolescenti, opportunità che però sembra variare un po’ da regione a regione?
Esatto, vaccinare gli adolescenti non vaccinati in precedenza è importante perché l’adolescenza stessa può essere un periodo critico per la diffusione. Sono gli anni dei primi baci, quindi di uno scambio di saliva, ma anche delle prime uscite in locali e ambienti dove si sta a stretto contatto, quindi, un rischio maggiore che si passi da uno stato di portatore a uno di malato. La vaccinazione, ricordo, è consigliata anche agli adulti, in particolare alle persone fragili.
Professoressa, in questi giorni, si è parlato molto di meningite, ma anche di pertosse a causa di alcuni contagi tra i calciatori del Sassuolo. É vero che questa situazione può essere legata a un calo di adesioni alle vaccinazioni?
I casi di pertosse tra i calciatori del Sassuolo sono un esempio di un focolaio per fortuna limitato (anche qui contatti stretti tra persone in ambiente chiuso). Va ricordato che l’efficacia del vaccino per la pertosse tende a diminuire nel tempo e andrebbero effettuati i richiami. Un altro esempio è il morbillo, stiamo registrando diversi casi di morbillo negli adulti ed è uno dei fattori importanti è la riduzione della copertura vaccinale nell’infanzia. Sicuramente aderire alle vaccinazioni proposte nell’infanzia consente di prevenire la circolazione del virus anche negli adulti e le complicanze di questa malattia. Dobbiamo ricordare, infatti, che il vaccino protegge sia chi lo riceve sia gli altri, favorendo l’immunità di gregge.
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