Da Cunha Matata: tre motivi per cui è il vero simbolo di questo Como

Focus Dalla stagione in Serie B al cambio di ruolo, fino alla fascia di capitano: un percorso sempre in ascesa

Como

E adesso li vogliamo tutti al varco. Chi? Un gruppetto in particolare, che gironzola tra social e tv, riconoscibile al grido di “Facile fare risultati quando spendi tutti quei soldi”. Va bene, ma Da Cunha? Ne vogliamo parlare?

Perché a furia di citare sempre i soliti nomi, di guardare le cifre spese sul mercato, di analizzare il gioco di Fabregas, ci si dimentica di quello che a oggi, più di tutti, è il simbolo di questa squadra. Sì sì, proprio Da Cunha. Il capitano. E i motivi sono diversi.

Primo: il valore

Arrivato al Como a ventun anni e mezzo nel gennaio 2023, l’anno della serie B, quando in panchina c’era ancora Longo mentre Fabregas, pensate un po’, era un suo compagno di squadra. Un affare da 400mila euro con il Lille. Mica male no? E i soldi? Ecco il primo motivo per cui Da Cunha rappresenta in tutto e per tutto il progetto del Como: questa società spende, certo, ma non spreca.

Tutti i giocatori che negli ultimi due anni sono stati acquistati dalla società hanno aumentato esponenzialmente il loro valore. E nessuno più di Lucas ha fatto un upgrade così importante, dato che già nella scorsa finestra di mercato sono state respinte le avances di Marsiglia e Napoli, pronte a sborsare più di 30 milioni. E lunga vita alle plusvalenze.

Secondo: la qualità

Poi, ovviamente, c’è il campo. E qui arriviamo al secondo motivo. Perché quando Da Cunha è stato acquistato, il Como pensava di aver trovato un esterno sinistro. È stato poi Fabregas, una volta chiamato a guidare la squadra, a reinventarlo come centrocampista di qualità. E Lucas ha risposto presente, diventando un perno inamovibile nell’organico biancoblù: una sola assenza in tre anni, squalificato per somma di ammonizioni, nel dicembre 2023. Poi, basta.

Gol da fuori… e che gol. Quello con il Cagliari è stato impressionante. Un sinistro preparato facendo rimbalzare leggermente la palla, per poi colpirla quasi di controbalzo mirando l’incrocio. Visto che ci stiamo avvicinando alla sfida con la Roma – permetteteci di dirlo - ha ricordato un po’ i gol che faceva Totti nei suoi anni d’oro. Ma Lucas è anche specialista in corner e punizioni e Fabregas lo ha designato come primo rigorista, mettendosi alle spalle giocatori come Nico Paz e Douvikas. Insomma, è l’esempio lampante di una squadra che lavora con umiltà, si sa adattare e riesce a dare il meglio in termini di qualità.

Terzo: la credibilità

Non a caso – qui arriviamo al terzo motivo – è stato scelto da Fabregas per fare il capitano. Chi se non lui? Chi meglio del capitano può trasmettere i valori di un’intera squadra? Silenzioso, mai fuori dalle righe, sempre pronto a sacrificarsi. C’è un aneddoto curioso che riguarda il francese. L’anno della Serie B, dopo la promozione nel massimo campionato, è stato chiesto ad ogni singolo membro della rosa chi fossero stati i tre giocatori decisivi per il grande ritorno in A. Indovinate chi ha vinto, davanti a tutti?

Da Cunha è un giocatore che trasmette credibilità e sicurezza, la stessa che è riuscita a garantirsi la società in questi anni straordinari. E se non vi fidate di noi, andatevi a riascoltare le parole di Fabregas, non proprio l’ultimo arrivato, quando a inizio stagione decise la sua nomina a capitano e rilasciò queste dichiarazioni: «Lucas rappresenta tutto ciò che stiamo costruendo: umiltà, etica del lavoro, impegno, qualità e una mentalità vincente. La sua leadership si è sviluppata con l’esempio quotidiano: non salta mai un allenamento, mette sempre la squadra al primo posto e continua a migliorarsi giorno dopo giorno. Alla sua età, il meglio deve ancora venire».

Con buona pace degli invidiosi, 400mila bacioni e avanti così.

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