Non basta un grande Como, a San Siro rimonta Inter: prima la pazza gioia, poi l’uragano
Avanti con Baturina e Da Cunha, nerazzurri dominati per 80 minuti. Ma Calhanoglu è scatenato: due gol. In mezzo una chance clamorosa fallita da Diao. Beffa completata all’89’ quando Sucic segna il 3-2. In finale di Coppa Italia va l’Inter
Milano
Così fa male. Fa tanto male. Questione di minuti, pochi, pochissimi. Perché fino all’86’ il Como, ieri sera a San Siro, aveva in mano la finale di Coppa Italia, e se la sarebbe meritata, per il coraggio con cui si è battuto dall’inizio alla fine.Invece no, invece anche stavolta l’Inter è riuscita a ribaltare la situazione in una manciata di minuti. Nemmeno il tempo di pensare ai supplementari, che già il risultato è cambiato un’altra volta. In finale andranno i nerazzurri, alla fine di una gara emozionante, che però lascia ancora al Como l’amaro in bocca, anche più che dieci giorni fa in campionato. Como avanti con Baturina e Da Cunha, Inter dominata per 80 minuti. Ma Calhanoglu è scatenato e segna due gol; In mezzo una chance clamorosa fallita da Diao. La beffa viene completata all’89’ quando Sucic segna il 3-2 finale.
(Foto di Fabrizio Cusa)
E’ destino. Chiamatela maledizione Inter. Per il Como. Per Fabregas. L’aveva trovata, la combinazione giusta, la formula magica: la pozione era lì pronta a esplodere e invece nulla anche questa volta. Un’altra rimonta da 2-0. All’Inter: ti rendi conto? La giornata storica che tutti sognano. Che però è storica sì, per 80’, e che poi diventa storica, maledizione, per un altro motivo, ben più amaro.
Ci si sveglia presto. Con un pensiero fisso: San Siro. La mattina ha l’oro in bocca. E pure, in bocca, ha la dichiarazione di La Russa. La mattina per la gente azzurra con l’orologio in mano, inizia così. Da tifoso nerazzurro, il presidente del Senato che bofonchia sulla volata scudetto sperando di non vincerlo «non questa settimana, ma la prossima perché la partita è a Milano e siamo tutti qui». E parla anche della Coppa Italia: «Non è così importante e anche il Como merita di vincere. Quindi se vince il Como lo applaudiamo lo stesso». Porterà bene? No!
Poi aggiunge che ai Mondiali tiferà per l’Argentina: «Ho sempre tifato Argentina perché è la squadra con più italiani». Va beh. San Siro è sempre uno spettacolo, a pensare che lo volgono buttare giù viene il magone. Fossimo nel film Johnny Stecchino, qualcuno direbbe che il problema del calcio in Italia è “il traffico”. Venerdì mezza curva del Como bloccata in austostrada verso Reggo Emilia, stavolta la contemporaneità del Salone del Mobile (forse) provoca lunghe code nell’area, tanto che all’inizio della partita lo stadio si presenta stranamente con patrecchi buchi (ma si riempirà ben presto). Non è un problema (il traffico intendiamo) per i tifosi del Como che, forse memori di quanto successo venerdì scorso, si muovono con parecchio anticipo e riempiono il settore già oltre mezzora prima dell’inizio. Oddio, riempiono: il settore è vuoto per un quarto, ma si sa la gente di Como è gente che lavora, e l’infrasettimanale è sempre un problema. Comunque la curva è un bel colpo d’occhio lo stesso, i ragazzi portano lo striscione lungo “Nel nome di Como combattiamo”, e lanciano cori scaldando l’ambiente, specialmente all’ingresso degli azzurri per il riscaldamento.
(Foto di Fabrizio Cusa)
Stavolta non ci sono divieti e restrizioni, presenti le due curve dunque, secondo il moderno codice ultrà, si può dare sfogo agli insulti, reciproci e a quelli per i varesotti amici degli interisti. Como da leccarsi i baffi. La tribuna stampa è in piccionaia, questo fa vedere i giocatori piccoli, ma dà la possibilità di vedere bene gli schieramenti.
Fabregas appuntisce, cesella, affina il suo lavoro tattico, presentando un 3-4-2-1 atteso, solo che poi ha uno sviluppo 3-4-3 dove però a sorpresa (mica troppo) i due esterni d’attacco sono Valle e Van der Brempt, mentre Baturina e Paz si allargano e stanno un passo avanti a Perrone-Da Cunha. A proposito di Van der Brempt, quando lo vedi in campo, e ripensi alla partita di campionato, dici: addio. Tranquilli ragazzi stavolta non deve fare il marcatore. E si inventerà l’assist (non banale) dell’1-0. Non basterà. Quell’1-0 che fa esplodere il settore dei tifosi comaschi. Cori possenti da lassù, il famigerato terzo anello, dove si respira aria buona e si vede lo sky line della città (spunta un nuovo grattacielo).
E a tutti subito pare chiara una cosa: il Como di Reggio Emilia era imbambolato perché sotto pressione e orientato verso questa sfida, e non perché in debito di ossigeno. Ma non basterà. Accidenti, non basterà. Non basterà nemmeno il secondo gol di Da Cunha che scatena una pazza gioia, da non ci posso credere.
(Foto di Fabrizio Cusa)
E quando Diao fallisce il 3-1, sembra qualcosa del tipo troppa grazia Sant’Antonio. Ma poi si alza la bufera. Non il vento che investe San Siro, ma quello in campo, l’Inter sembra un uragano, si abbatte a folate, i difensori in area sembrano marinai che buttano via acqua a secchiate dallo scafo, piegati dal vento. E uno, e due. Maledizione non doveva finire così. Ma i più ottimisti pensano che non è per nulla finita. Anzi, è appena iniziata.
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