Varane si racconta: «Al Como tutto è possibile. Vi svelo cosa faccio qui...»
L’intervista L’ex grande campione, ora Ambassador del club, ha incontrato la stampa a Villa Carminati
L’appuntamento è a Villa Carminati. Il nuovo Members Club del Como, a due passi dallo stadio, la club house in stile golfistico, con sala ristorante, bancone del bar, vista lago, parquet e moquette, dove a società ospiterà da adesso soci e ospiti di riguardo. Raphael Varane ha deciso di raccontare la sua nuova vita sul Lario, dopo la traumatica necessità di smettere di giocare. Ormai un anno e mezzo fa. Non deve essere stato facile. Ma adesso i pianeti si sono ri-allineati. È diventato Ambassador della società, si occupa dello sviluppo della Academy e di altri progetti. Elegantissimo, charmant nel portamento, un sorriso che ne tradisce la comunque giovane età, eccolo seduto sul divanetto con il panorama del lago alle spalle, finalmente disponibile a raccontare la sua vita comasca.
Cominciamo dall’inizio, Raphael. Eri venuto qui per giocare. La conferenza stampa a Villa Geno, intervista e flash. Dopo un mese eri out.
Non è stato facile. Ero venuto perchè mi avevano parlato del progetto Como. Erano stati convincenti. Parlavano la mia stessa lingua. E del resto il fatto che la società fosse passata dalla D alla A in cinque anni parlava per loro. Ero convinto. Felice.
Poi?
Poi è arrivata la partita di Coppa Italia con la Samp. Dopo pochi minuti il ginocchio si è girato e crack.
Perché hai smesso?
A 20 anni ho avuto problemi con il ginocchio destro che mi sono portato dietro, e per poter giocare serviva che quello sinistro fosse in perfetta salute. Io sapevo che se mi fosse capitato qualcosa all’altro ginocchio sarebbe stata dura continuare. Ed è andata proprio così.
E’ stato un rischio farti giocare quella partita? Non eri al 100%?
No, nessun rischio. Ero pronto.
E’ stata dura?
Beh, non è stato semplice ri-bilanciare la mia vita, smettere non è banale. Però adesso ci siamo. Sono Ambassador della società, ho iniziato una nuova carriera nel mondo del calcio, che resta il mio ambiente naturale.
Quando Fabregas è venuto qui ha fatto intendere che c’era una idea dopo la carriera di poter iniziare una attività di allenatore. Anche tu sei venuto qui pensando al “dopo”?
No, assolutamente. Sono venuto qui per giocare, non pensavo a smettere.
E adesso cosa fai esattamente?
Insieme a Oshan Roberts mi occupo di allineare la filosofia della società tra prima squadra e settore giovanile, affinché tutti parlino la stessa lingua. Bisogna aiutare i giovani ad avere tutto il necessario perché possano crescere come calciatori e come uomini. E poi mi occupo di altri progetti, come i Summer Camp. Che sono una attività tecnica, ludica ma anche educativa, che dà la possibilità ai ragazzi di vivere una esperienza calcistica top level. E mi occupo anche dello Stage Varane in Francia, che un camp gratis, misto e aperto a tutti, e che intendo esportare in Europa. Adesso cercheremo di sovrapporre ai Summer Camp del Como.
Abbiamo letto che ti piace andare nei pub a vedere le partite con i tifosi. E’ vero?
Sì, è vero. È capitato magari quando ero qui e il Como giocava in trasferta. E allora mi piace andare a vedere la partita nella comunità, perché si imparano tante cose e ti spiegano un po’ qual è il sentiment della gente, del luogo. Un aspetto importante per poter lavorare bene. Conoscere la storia del club e la gente di qui.
Quante volte vieni a Como? Quante partite vedi allo stadio?
Più o meno una volta al mese sono al Sinigaglia. Anche se il mio lavoro mi porta a girare molto.
Hai una casa qui?
No, quando sono qui vivo in albergo.
E come passi il tempo?
Beh, quando lavoro qui sono molto impegnato. Abbiamo continue riunioni tecniche con lo staff, passo molto tempo a Mozzate. Quando ho un po’ di tempo libero,mi piace giocare a padel.
Hai detto che vai al Sinigaglia. Si è fatta un po’ di retorica sul clima dello stadio. Tu che hai visto stadi di tutta Europa, cosa ne dici?
L’atmosfera è piacevole, particolare. Si vede che c’è passione, Si vede che la gente riesce a trasmettere una spinta alla squadra, in campo senti questa elettricità,e senti anche che si tratta di una passione familiare. Bello.
Cosa pensi della squadra? Del gioco di Fabregas?
La squadra gioca bene. Fabregas è un allenatore molto bravo, destinato a un grande futuro.
Ti ricorda qualcuno degli allenatori che hai avuto nella tua carriera?
Direi di no. Anche lui ha avuto tanti allenatori bravi e la sensazione che ho io è che abbia imparato e abbia saputo prendere un pezzettino da ognuno. La sua forza è quella.
Per completare la favola, dovrebbe restare qui ancora un po’. Ti aspetti che Fabregas possa davvero rimanere qui a Como ancora, il prossimo anno o ancora di più?
Difficile rispondere. Credo che bisogna concentrarsi sul presente, essere felici di quello che sta facendo qui. Non posso sapere cosa succederà ma anche lui sta respirando un atmosfera positiva che penso voglia tenersi stretta.
I campionati europei sono dominati storicamente sempre dalle grandi. Inter, Milan e Juve in Italia, Bayern in Germania, Psg in Francia, City o Liverpool in Inghilterra. A volte si è inserita una sorpresa, come il Leicester. Pensi che il Como possa essere il nuovo Leicetser? Pensi che possa riuscire nell’impresa che hanno realizzato poche piccole società?
Oh, vi posso dire che la storia è diversa perché il Leicester ha avuto un picco molto rapido e fantastico, però altrettanto rapidamente è tornato giù. Mi pare che i presupposti del Como possano essere differenti, perché il Como cresce man mano, si migliora sempre, a passi costanti. Una crescita continua.
Perciò potrebbe essere ancora più competitivo?
Qui tutto è possibile perché si parla di calcio davvero con grande attenzione al progetto in tutti i suoi particolari. Ripeto, è quello che mi ha convinto.
Jacobo Ramon è già pronto per grandi palcoscenici?
E’ un giocatore che mi piace moto, un calciatore moderno, sia nella fase difensiva che offensiva. Davvero molto bravo.
Che consigli daresti a Nico Paz, nelle scelte per il suo futuro?
Di divertirsi. Di scegliere la cosa che lo fa stare meglio, che lo fa stare bene. Perché se stai bene e sei felice, poi le prestazioni vengono.
Nico giocherebbe nel tuo Real Madrid?
Non toccate il mio Real. E’ una squadra che amo tantissimo, non posso rispondere a questa domanda... (ride, ndr)
Chi ti ha dato consigli nella tua carriera? E cosa ti diceva?
Zidane per esempio. Non male vero, come consigliere? Mi dice va di concentrarmi a ogni allenamento su un particolare da migliorare. Di non volere strafare, ma di concentrarmi su un aspetto e migliorare quello volta per volta.
La Premier presto testerà la nuova regola del fuorigioco, quella con più luce tra difensore e attaccante. Cosa ne pensi?
Penso che cambierà il gioco del calcio molto di più di quello che si possa pensare. Pochi centimetri possono fare molto nell’atteggiamento dei difensori. Credo anche che prima di pensare a nuove regole, la Fifa e la Uefa dovrebbero consultare ex giocatori come consulenti.
In serie A ci sono molti infortuni. Cosa pensi dei calendari così affollati?
Che tutti gli organi preposti presto di troveranno per discutere della cosa. Bisogna trovare delle soluzioni, è un aspetto importante per la salute dei giocatori.
Tu sei sempre impegnato nella campagna che riguarda le sollecitazioni sui colpi di testa.
Possono essere pericolosi, specie se ripetuti, in età inferiore ai 12 anni quando il cervello è in via di sviluppo. In quell’età sarebbe meglio sostituire gli esercizi sui colpi di testa con altri palla al piede.
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