Il volley la porta oltre oceano: «Esperienza che ti fa crescere»
La testimonianza La ventenne Alice Viganò, ex Tecnoteam, è di Ponzate. Un anno di college negli Stati Uniti dove non ha mai smesso di allenarsi
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Un anno di scoperte, di crescita, di emozioni. Da qualche giorno, Alice Viganò, pallavolista di 20 anni di Ponzate, ex Tecnoteam Albese, è rientrata in Italia dopo il primo anno di college negli Stati Uniti, alla Pepperdine University di Malibù, dove ha realizzato il desiderio di portare avanti parallelamente gli studi di medicina sportiva e la grande passione per il volley. È partita con una valigia piena di curiosità, è tornata con un bagaglio pieno di esperienze, di campo e di vita, di cui fare tesoro.
«All’inizio è stato difficile ambientarsi – racconta -. Conosco la lingua, ma poi avere conversazioni sul posto non è semplice. Inoltre non avevo mai vissuto la vita universitaria nemmeno in Italia, quindi per me era tutto nuovo Anche a livello di pallavolo mi ci è voluto un po’. Il gioco è diverso, cambiano le regole e lo stile. A parte la fatica iniziale, però, mi è piaciuto molto».
Soddisfazioni a livello personale e di squadra
A livello pallavolistico la stagione è stata tutto sommato positiva. Non sono mancate le soddisfazioni a livello personale e di squadra, per quanto sia mancato un ultimo step per rendere l’annata ancor più memorabile. «Il sistema è un po’ particolare – spiega Viganò –. Abbiamo giocato il primo semestre, con allenamenti da luglio e tornei da agosto. In uno di questi abbiamo anche battuto Ucla. In campionato, purtroppo, abbiamo perso con San Diego, arrivando seconde e non riuscendo a qualificarci al torneo finale Ncaa. Ci ho messo un po’ a inserirmi, anche perché le freshman, le giocatrici al primo anno come me, lasciano spazio in campo alle più grandi. Ho trovato più spazio nelle amichevoli in primavera, quindi sono fiduciosa per la prossima stagione». Anche perché i metodi di allenamento dei college americani sono ben diversi da quelli italiani. Viganò ha lavorato molto sul piano fisico e atletico, con risultati evidenti che di certo si tradurranno in un maggiore apporto sul campo.
«Mi serviva molto – ammette –. Siamo molto seguite. Lo staff è numeroso, c’è un allenatore per ruolo con cui c’è tanta comunicazione. Aiuta a migliorare». E anche dal punto di vista dello studio, per la pallavolista comasca è stato un continuo crescendo. «Il primo semestre ha corsi standard come Inglese e Public speaking, ma anche Religione – spiega –. Fuori stagione ho iniziato con quelli più specifici, come Anatomia. È stata tosta, ma alla fine ho chiuso con bei voti».
Un’esperienza di studio, di sport e di vita che, in poco tempo, l’ha fatta maturare molto e che continuerà ad accompagnarla a partire dal prossimo 4 luglio. «Mi sento cresciuta tanto, a livello di pallavolo ma anche personale», conclude.
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