Sport / Como città
Sabato 17 Gennaio 2026
Paolo Rossi è qui: «I suoi gol eterni come il sorriso»
Il luogo Inaugurata la (doppia) mostra su Pablito. Presenti Gentile, Vierchowod e Zambrotta. Esposti memorabilia, dediche e pezzi da collezione
Como
I suoi gol sono eterni. Ma di più lo era il suo sorriso. I suoi gol ci mancano. Ma ci sono altri che li segnano. Il suo sorriso ci manca di più. Paolo Rossi, l’uomo che sorrideva giocando. E alla cui memoria è stata inaugurata una (doppia) mostra ieri a Como. A San Pietro in Atrio e al Broletto. Ingresso gratuito. Aperta sino al 19 aprile. Che ci fa a Como una mostra su Pablito, l’eroe Mundial? Molto lo si deve a Gianluca Zambrotta e a Olivier Chignoli, che hanno collaborato con i curatori della mostra, la moglie di Pablito Federica e Paolo Marchi. Mostra itinerante. Arriva da Oderzo.
Passato
C’è dentro un calcio che non c’è più. I palloni di cuoio, le maglie di lana, i tacchetti svitabili. E i sorrisi. Avete visto come ha esultato l’altra sera Pio Esposito a Inter-Lecce? Aveva segnato un gol o stava dichiarando guerra a qualcuno (che tanto va di moda)? Così esultano oggi i giocatori, rabbia, rivendicazioni, vendette, rivalse non si sa bene verso chi, giornalisti, dirigenti, tifosi, procuratori, ex fidanzate, c’è sempre qualcuno con cui prendersela. Pablito e il suo calcio no. Il suo sorriso da bambino, che spuntava dall’abbraccio con i compagni, era furbo ma disincantato. Dolce. Divertente. Oggi non c’è nessuno più che ha voglia di divertirsi. Pablito torna in vita a Como, dove giocò un anno, nel 1975-76. Torna in vita a Como dove fece un ritiro con la Nazionale organizzato da Raffaele D’Angelo. Torna a Como dove festeggiò, in un Sinigaglia assolato, una promozione in serie A con il Vicenza. Quel giorno un sasso colpì il suo compagno Lelj, ma non ruppe la festa. Ieri, alla inaugurazione, c’erano Claudio Gentile, Pietro Vierchowod e Gianluca Zambrotta, vale a dire i tre campioni del mondo comaschi. E il sindaco Alessandro Rapinese che ha fatto gli onori di casa: «Tutti si ricordano dov’erano il giorno di Italia-Brasile e Italia-Germania. Io ero piccolissimo, ma mi ricordo che ero in Val d’Intelvi».
Gentile, con Rossi trascorse anni in Nazionale e nella Juventus: «Tra un ritiro e l’altro vedevo più lui che la mia famiglia. Quando lo marcavo in allenamento, gli dicevo: meglio che vai dall’altra parte. Scherzavo, ma lui girava lontano. Eppure lo guardavo in spogliatoio e dicevo: ma come fa mingherlino così a beffare tutti i difensori?». Vierchowod: «L’ho conosciuto bene dopo la carriera, quando frequentavamo le vecchie glorie azzurre. Una pasta di ragazzo, sempre allegro». Zambrotta: «Mi ha ispirato lui, come tutti i ragazzi del 1982. Sono contento di aver contribuito allo sbarco di questa mostra». E Zambrotta ha una sorpresa in tasca: sta organizzando un reunion del vecchi compagni del Mondiale 2006 per festeggiare il ventennale, proprio qui, nei locali della mostra. Bello, eh?
Cosa c’è
Ora voi direte: bando alle ciance, cosa c'è da vedere? Tanto. A San Pietro in Atrio le sue maglie originali, quelle della Nazionale, le maniche lunghe di Argentina 78 perché faceva freddo, l’iconica 20 di Italia-Germania. Quella meravigliosa del Vicenza.
Mille dediche, la più tenera di Baggio, vergata su maglia viola della Fiorentina: «Quante domeniche in bicicletta con mio padre siamo venuti allo stadio Romeo Menti a Vicenza per poterti vedere con la maglia numero 9. Inutile dire quanto ti ho voluto bene». Ci sono le scarpe della tripletta al Brasile, le pagelle, i trofei. E al Broletto, 40 maglie di giocatori famosi, un corner dedicato al Como (maglie di Pozzato, Mannari, Zambrotta e altri) uno a Zambrotta (tute le maglie della sua carriera), le scarpe di Maradona eccetera. Buona visita. Con sorriso. Malinconico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA