«Aboliamo i coriandoli, inquinano per 600 anni»

Cantù Appello della Società italiana di medicina ambientale, ma Lino Arnaboldi (capocarro del gruppo Lisandrin) rassicura:«I nostri sono ecologici, tutti prodotti biodegradabili»

Prima è toccato ai fuochi d’artificio, poi ai palloncini usati per spedire le letterine a Babbo Natale. Adesso a finire nel mirino come pericolosi nemici dell’ambiente e della salute sono i coriandoli e le stelle filanti in plastica: piccoletti e colorati, eppure potenzialmente causa di gravi danni.

A chiederne il bando è la Società italiana di medicina ambientale perché, finito il Carnevale, impiegano centinaia di anni a decomporsi. Senza contare che micro e nanoplastiche entrano nella catena alimentare, nell’acqua potabile e persino nell’aria che respiriamo.

Tanto che l’associazione ha lanciato un appello urgente ai sindaci di tutta Italia per vietare l’uso di coriandoli e stelle filanti realizzati in materiale plastico, citando rischi gravissimi sia per l’ecosistema che per la salute umana.

I tradizionali coriandoli di carta si decompongono in circa sei settimane, spiegano. Il massimo danno, insomma, è il fastidio di ritrovarseli nella tasche, in borsa o in auto anche settimane dopo la fine delle sfilate. Le versioni moderne invece, fosforescenti o glitterate, sono composte da materiali plastici che possono resistere nell’ambiente fino a 600 anni.

«Tutti i nostri coriandoli – rassicura Lino Arnaboldi - sono realizzati con materiale cartaceo certificato e riciclato. Non ci sono rischi, si tratta di prodotti biodegradabili». Parla da esperto: non solo è capocarro del gruppo Lisandrin, ma opera nel settore e fornisce ai carnevali del Comasco, ogni anno, circa 100 quintali di coriandoli.

«I coriandolifici del Nord Italia, dai quali ci riforniamo – prosegue – ormai sono pochi, e lavorano più grazie all’estro che al nostro Paese. Tutti i materiali sono certificati e le normative rispettate».

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