Addio a Claudio Caimi, il professore e artista che collaborò con Battisti
Cantù Aveva 80 anni, stamattina ultimo saluto a Fecchio. Ha realizzato la riproduzione di Galliano per non vedenti. Il figlio: «Non ha lasciato disegni e pastelli sino alla fine»
Lettura 2 min.Cantù
I suoi appassionati insegnamenti, all’istituto statale d’arte di Cantù - oggi liceo artistico Melotti - hanno lasciato traccia in tantissimi studenti. È morto a 80 anni il professor Claudio Caimi, casa in via Cervino, studio in via Trento. Tanti canturini hanno in casa sue opere. È lui l’autore della riproduzione per non vedenti del complesso monumentale di Galliano, situata sul prato esterno della basilica. Fu tra i collaboratori di punta del progetto, affidato a un altro artista canturino, Paolo Minoli, dell’eccentrica copertina del disco “Il nostro caro angelo” di Lucio Battisti, pubblicato nel 1973, di cui ha curato in particolar modo i costumi.
Allevio di Marini in Accademia
Caimi, iscritto in gioventù alla sezione di decorazione pittorica dell’istituto statale d’arte, dal 1964 al 1968 frequentò i corsi di pittura e scultura all’Accademia di Belle Arti di Milano. Si diplomò nel corso di scultura diretto da Marino Marini e Alik Cavaliere. Nel mondo artistico dal 1968, nel 1970 vinse la cattedra di disegno dal vero e educazione visiva allo stesso Isa di Cantù, dove in seguito insegnò discipline pittoriche nel corso ordinamentale e nel progetto Michelangelo. Tante le sue mostre personali e collettive di grafica, pittura e scultura in tutta Italia.
Di rilievo il suo ruolo per la realizzazione della copertina del disco di Battisti. Dove cinque protagonisti su dieci sono di Cantù. Progetto e costumi sono stati realizzati proprio nel laboratorio di Caimi.
«Lo studio di Minoli fu coinvolto da Mogol per la realizzazione della copertina - raccontò nel 2015 a La Provincia - Insieme lavorammo all’idea. In base alle sue indicazioni, studiai i costumi dei personaggi. Il contrasto è tra l’innocenza del bimbo e i nove adulti alle sue spalle, allegorici dei difetti dell’uomo contemporaneo».
Da sinistra a destra: il borghese delle molte nazioni, Sergio Mambretti, pasticciere di Erba; comasco anche l’uomo fiore; la donna ciliegia, di Cantù, sarebbe Marina Mondello. «L’uomo barattolo, simbolo del consumismo, è il falegname Angelo Terraneo». Quindi, l’uomo effemminato. La donna capricciosa: una modella milanese. L’uomo giornale: l’architetto Lino Galimberti, docente di disegno geometrico sempre alla scuola d’arte di Cantù. L’uomo pavone: lo stesso Caimi.
«Lucio mi disse: “Fallo tu”»
«Mancava un personaggio. Allora Battisti mi disse: “Fallo tu”. Mi sono messo una calzamaglia rossa e mi hanno riempito di penne. Il bimbo, sotto la seconda modella, è Alberto Strada, Vighizzolo di Cantù. Chiedemmo alla mamma: lavorava qui in via Alciato». La foto fu scattata sulla collina di Anzano del Parco, «nella zona della Cascina del Sole, verso le dieci e mezza o le undici del mattino. Battisti, che ad Anzano aveva la sala prove, era giù in basso, vicino al fotografo: Lorenzo “Cino” Rogato, anche lui di Cantù».
Il professore lascia la moglie Giuseppina, i figli Tommaso e Martino. «Fino a poco tempo fa papà era in salute: cinque settimane fa è stato ricoverato in ospedale - racconta il figlio Martino - Anche in questi ultimi anni, a casa, non ha mai abbandonato il disegno e i pastelli. Ha amato profondamente il mondo dell’arte».
I funerali questa mattina, martedì, alle 10.30, nella chiesa di San Carlo in via per Alzate, a Fecchio.
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