«Lascio tutto e mi arruolo in Ucraina»

Cantù Andrea Cappelletti, 25 anni: «Ho iniziato come volontario, ma poi ho perso tanti amici. Ora vado al fronte». «Ho messo in conto anche di poter morire, ma preferisco così piuttosto che rimanere a guardare e a non fare nulla»

Cantù

«Certo, ho messo in conto di poter anche morire, ma preferisco vada così, piuttosto che restare a guardare senza fare nulla». Così Andrea Cappelletti, 25 anni, di Cantù: ha deciso di lasciare la sua vita di designer in Brianza per arruolarsi al fronte in Ucraina. «Ho iniziato come volontario. Poi qui ho perso tanti amici. Mi sono affezionato a dei luoghi che non ci sono più. Ho capito che senza le armi non si risolverà niente. La pace, l’aiuto e il pane non servono più. Servono i fucili. La guerra è arrivata in Europa e gli ucraini hanno il diritto di difendersi».

«Mi trovo nella zona di Kiev»

«Mi trovo nella zona di Kiev - dice Cappelletti, raggiunto con una telefonata via WhatsApp da La Provincia - Per tre anni sono stato volontario: civile in aiuto dei civili e dei soldati al fronte, o comunque dove c’è la guerra. Ho la fortuna di sapere un po’ la lingua. Ho iniziato a fare volontariato come molte altre persone che anche in Italia lo fanno ancora. Anche come mio padre (Franco Cappelletti, per 40 volte in Ucraina a portare beni di prima necessità, ndr) come un sacco di altre persone della provincia di Como. Io sono sempre stato pro Europa, di centro, da sempre appassionato di storia militare. Ora mi sono arruolato al fronte. Quello che i russi fanno qui non è giusto. Ho voluto aiutare. Ci sono anche altri italiani».

«Dieci mesi in totale qui a Est»

«Nei miei viaggi - prosegue - ho fatto circa dieci mesi in Ucraina, tutte le mie vacanze: è da tre anni che non faccio un Natale in Italia. E questo mi ha permesso di vedere effettivamente gli effetti della guerra. Mi occupavo di design: ero in un ufficio a dare una mano. Stavo imparando questo mestiere, a gennaio avrei aperto partita Iva. Ho deciso di cambiare strada completamente. Comunque mi hanno capito».

E con le armi? «Non sapevo usare le armi, certamente, ma per passione personale storica, appunto, non ero nuovo al mondo militare. Poi in questi tre anni ho avuto il tempo di imparare molte cose, specialmente il pronto soccorso di combattimento». A breve Andrea inizierà l’addestramento. Si aggiungerà al 411esimo reggimento delle forze armate ucraine, come pilota di droni di attacco. «Firmerò fra poco un contratto, poi partirò per due mesi di addestramento base, più uno di specializzazione». Stipendio: «In questi tre mesi di addestramento riceverò circa 500 euro al mese. Quando poi sarò in operazione, arriverò a un massimo di quasi 2mila e 100 euro al mese: non certo il massimo per andare in guerra, è una cifra che fra un anno avrei potuto prendere come designer. Ma appunto le motivazioni non sono certamente economiche».

«Non sono qui per ammazzare»

A casa non tutti sono d’accordo. «Mio padre me l’ha detto chiaro e tondo: tutte le vite sono importanti. E a mio padre questa idea che io, in uno scenario di guerra di resistenza, perché di questo stiamo parlando, possa uccidere qualcuno, non piace. Io non sono qui per ammazzare le persone: sono in Ucraina per aiutare chi è qui. Se incontrerò un russo che si arrenderà, bene. Ma è una guerra di resistenza. Agli ucraini piace sempre quando cantiamo “Bella Ciao”: qui il valore di quella canzone c’è davvero, la gente la capisce. In Italia è diventata invece politica. Qui sanno cosa vuol dire resistere».

La situazione è dura. «Da settimane la corrente non è garantita per tutto il giorno. Ci sono stati periodi in un cui per giorni interi non c’era. Non c’è nemmeno l’acqua calda. Siamo a -12 gradi». Ma si va al fronte.

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