La mamma di Lorenzo sopravvissuto al rogo di Crans-Montana: «Un miracolo, abbiamo tremato»
Cantù La mamma del giovane ustionato ha raccontato il ritorno del figlio a casa: «È stato bellissimo»
Cantù
«Com’è riaverlo qui? Strano e bellissimo, è stato un miracolo. La prima notte non ho dormito. Sono rimasta in camera con lui tutto il tempo. Lì, con gli occhi aperti nel buio e il saturimetro a controllare che il suo respiro e i suoi polmoni non facessero scherzi». Così, intervistata da La Repubblica, Elisabetta Galli, la mamma di Lorenzo, il 15enne di Cantù sopravvissuto alla strage di Crans-Montana, in Svizzera: l’incendio nella notte di Capodanno al Le Constellation con 41 morti e 121 feriti.
Dimesso dal Niguarda
Lorenzo, come annunciato dall’assessore regionale al welfare Guido Bertolaso, è stato dimesso dall’ospedale Niguarda di Milano il 1° maggio. Bertolaso gli ha promesso che insieme andranno a mangiare un kebab. A casa, Lorenzo «è andato a vedere la sua camera. Gli è mancato tutto in questi mesi, a partire dalle piccole cose - ha raccontato la mamma - Come i suoi spazi o la piadina per merenda. Me l’ha chiesta subito. “Di quelle che mi fai sempre tu, mamma”, mi ha detto. La sera ci siamo messi sul divano a guardare un film».
Il peggio sembra essere alle spalle. «C’è stato un momento in cui abbiamo tremato davvero. E tutto questo oggi sembra quasi un miracolo - prosegue - Emozionante. Non ci sembra vero. Per lui la strada è ancora lunga e ci vorrà molto tempo perché si possa riprendere, purtroppo la sua situazione è stata molto complicata. Ma un passo è stato fatto. Direi enorme».
Sull’uso della bombola d’ossigeno: «Se cammina in casa ce la fa. Ma appena fa uno sforzo ne ha bisogno. Dovrà fare tanta fisioterapia». I momenti più duri: «Il primo, a Capodanno. Quando io e mio marito siamo arrivati al Constellation, dopo l’incendio. Abbiamo visto scene che non dimenticheremo mai. Poi, dopo il trasferimento a Milano, il giorno in cui tutto è precipitato».
Il trasferimento al Policlinico a metà gennaio
Lorenzo a metà gennaio era stato infatti trasferito d’urgenza al Policlinico per una gravissima crisi respiratoria. «Ero lì quella notte, sull’automedica mentre la sua vita era appesa a un filo. Per giorni ho guardato ogni espressione dei medici. Abbiamo avuto davvero paura di perderlo, se ci ripenso ancora mi viene. Il primo respiro di sollievo, mio e del papà, non lo so descrivere. Quando siamo arrivati a Crans per le vacanze pesava 55 chili, è arrivato a 36. Ora per fortuna va meglio e ne ha guadagnati più di dieci».
Le ustioni: «Sono al braccio, alle orecchie e al collo. Però confesso che ci preoccupano meno, è una questione più estetica, anche se sempre delicata alla loro età». Tornerà a scuola? «Per ora no, già essere a casa è un traguardo grande. Io in questo momento voglio solo una cosa. Andare all’aria aperta a vedere la primavera con Lollo».
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