Patrimonio perduto: inesorabile degrado
per le 72 cascine di Cantù

Il caso Quasi tutte abbandonate, molte sono pericolanti o comunque completamente sommerse dalle sterpaglie. Al momento non ci sono progetti concreti di recupero

Le cascine sempre più cadenti, a pezzi, se non già perdute, irrecuperabili. Doloroso, dover constatare interi pezzi di storia della Brianza ricoperti dalla vegetazione, tra pareti crollate e tetti inesistenti. In una provincia di Como sempre più turistica, non sembrano esserci progetti di recupero privati per trasformare, ad esempio, le case dei contadini che furono in bed &breakfast o in agriturismo. La salvezza, come indicano gli esperti in materia, potrebbe essere proprio in nuove possibilità d’uso.

San Giuliano, Fecchio: l’amaro presente è una recinzione di proprietà privata - la cascina è in vendita - con i cartelli all’insegna del punto esclamativo a ricordare il pericolo di crollo. Santanaga - o Santa Naga, che nell’elenco delle 72 cascine cittadine indicate dalle mappe urbanistiche, diverse di queste comunque recuperate e utilizzate, risulta come Cascina Sant’Agata - è ormai completamente sommersa da rovi e alberi infestanti. Alcune parti sono crollate.

Situazione disastrosa

Peggio ancora, la Birrona - o Birona - dove un’intera facciata è sparita, effetto casa delle bambole. In condizioni difficili anche Cascina Pessedo, in via Ovidio. Va meglio Cascina Pesce, comunque anch’essa nell’elenco, stilato dal Comune, degli immobili in disuso.

«Nel paesaggio brianteo contemporaneo le testimonianze della civiltà contadina sono sempre più esigue e confuse - dice Tiziano Casartelli, architetto e autore del libro “La casa contadina nel Canturino” - Soffocata da una incessante crescita edilizia, negli ultimi decenni la casa contadina ha subito soprusi così pesanti da rischiare la sua definitiva cancellazione. Buona parte di questo patrimonio è stato demolito ed è documentabile soltanto attraverso le mappe catastali, rari documenti d’archivio o qualche studio pubblicato nei decenni scorsi».

«Anche lo stato di conservazione dell’architettura contadina sopravvissuta è decisamente allarmante: complessi di straordinaria bellezza come le cascine Santa Naga e San Giuliano a Fecchio, l’intero insediamento rurale di Fabbrica Durini (ad Alzate, ndr) o i due complessi a corte denominati Case Nuove stanno letteralmente crollando - aggiunge - Quando poi gli interventi di recupero sono stati effettuati, la frammentarietà delle operazioni di ripristino ha completamente stravolto le strutture originali, spesso alterandole nella loro unità formale e strutturale. Il mutare delle condizioni economiche, delle abitudini sociali e delle tecniche agricole hanno reso queste strutture edilizie praticamente inservibili».

Per il futuro: «Ecco allora la necessità di trovare nuove destinazioni d’uso che ne permettano il riutilizzo, operazioni di recupero del costruito alternative al continuo consumo di suolo. Come nel recente recupero della Cascina Cristina a Fecchio, un intervento rispettoso. La casa contadina costituisce un importante patrimonio culturale, ma la nostra generazione non è sempre stata in grado di riconoscerlo».

«Cambiare destinazioni d’uso»

Alcuni idee arrivano anche da Carlo Rodi, che con l’associazione Charturium propone itinerari alla scoperta del territorio. «Abbiamo organizzato visite guidate per scoprire la storia delle cascine - premette - Vicino a San Giuliano c’è la San Carlo, ancora utilizzata dai gestori attuali. Alla Cascina Margna è ancora presente un’attività agricola. Fantastico il recupero di Cascina Cristina. La Birona ormai è scomparsa pressoché definitivamente: noi siamo intervenuti per salvare il dipinto, staccato e portato a San Paolo. Santanaga già potrebbe essere recuperata al colpo d’occhio togliendo gli alberi che la ricoprono. Una strada, per tutte le cascine, potrebbe essere in trovare accordi fra privati sul diritto di superficie, per evitare il costo dell’acquisto di proprietà e puntare, anche con enti sovracomunali e fondazioni, sulla ristrutturazione a finalità sociali o turistiche. Anche se i vincoli sono tanti e gli immobili sono spesso all’interno di un parco regionale».

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