Un metro e mezzo di grandine ha invaso la loro casa: «Le due donne gridavano aiuto, hanno visto la morte in faccia»

Il dramma di Senna Madre e figlia stanno meglio, ma la seconda è ancora in rianimazione. La vicina che ha chiamato i pompieri: «Era buio e loro, disperate, aggrappate alla finestra»

La casa invasa dalla grandine, arrivata a un metro d’altezza dopo aver sfondato la porta d’ingresso nel seminterrato. Le due donne, di 96 e 63 anni, madre e figlia, paralizzate dal terrore. «Con un filo di voce - racconta chi le ha soccorse - dicevano “aiuto”, le mani incollate alle sbarre della finestra». Elena Tettamanti è una delle due vicine che si sono adoperate per favorire i soccorsi l’altra notte a Senna, dove la tempesta stava diventando una trappola mortale.

Il centro del paese ha vissuto una situazione più unica che rara. La confinante Cantù, pur danneggiata, non è stata colpita con la stessa violenza. «Alle 4 di notte grandinava sui lucernari, mi sono svegliata tenendo sott’occhio la situazione - racconta Tettamanti - Intanto guardavo dall’altra parte del cortile, vedevo che pioveva tanto. Poi è saltata pure la luce nel quartiere. L’acqua, arrivata anche dalla provinciale Canturina e finita nel nostro cortile, è salita a un metro e mezzo d’altezza. Le griglie non riuscivano a scaricare. Ho chiamato subito i vigili del fuoco. Non era una situazione normale».

Leggi anche

Il racconto di una notte da incubo sotto la grandine

«Con la luce di un lampo, mio figlio ha notato che la porta dell’appartamento, dall’altra parte del cortile, dove vivono le due signore, era leggermente aperta - prosegue - L’acqua scendeva anche dal lato di via Roma. Abbiamo iniziato a chiamarle per nome. Poi ho sentito la figlia, che è riuscita ad affacciarsi alla finestra con le sbarre. Con un filo di voce diceva: “Aiuto, aiuto”. E io: “Arrivano i pompieri”. Ho ritelefonato, nel mentre, per dire che c’erano due persone da salvare. Siamo scesi, ma non riuscivamo ad aiutarle, c’era acqua dappertutto».

«Sono arrivati i pompieri, abbiamo detto: “Prima salvate loro” - dice - Sono andati al cancelletto di via Roma: l’hanno sfondato, sono scesi, hanno tagliato con il flessibile la porta, e hanno cercato di portare fuori loro due, tra i mobili spostati, forse anche caduti. Le hanno portate fuori, le hanno fatte sedere su una seggiola. Noi vicine di casa abbiamo preso delle coperte, le abbiamo avvolte. Nel frattempo è arrivata la Croce Rossa. Sono state coperte con il telo isotermico e portate in ospedale».

Il grazie della famiglia al 118

«Noi - dice - siamo riusciti a salvare il nostro cane, un pastore tedesco. Il loro cane, poverino, non ce l’ha fatta. Mi hanno detto che era stato peraltro adottato, perché chi l’aveva non poteva più tenerlo. I loro gatti, uno dei due cieco, si sono salvati. Per queste due donne, da quello che si leggeva sul loro viso, è stato come vedere la morte in faccia. Meno male che si sono salvate».

Le signore, sotto choc, al momento non sono riuscite a dire una sola parola, né a rispondere alle domande di chi le ha soccorse. Ricoverate entrambe al Sant’Anna di San Fermo in grave ipotermia, la 63enne ricoverata in terapia intensiva, la 96enne in pronto soccorso, sono in miglioramento, ma sono state trattenute comunque in ospedale. La famiglia ringrazia i soccorritori, le vicine, i vigili del fuoco del comando provinciale di Como, il personale sanitario del 118: «A loro - dice Sara Santoni, una figlia - sono davvero grata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA