A piedi tra gli spettri del Monte Goj. I lavori entro l’anno

Spina Verde Sono trascorsi 60 giorni dall’incendio. Il parco prepara la gara per la rimozione delle piante. Il progetto complessivo vale sette milioni di euro. Le immagini

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Sono passati sessanta giorni dall’incendio che si è letteralmente inghiottito un pezzo del Monte Goj e che ha lasciato dietro di sé una grande chiazza marrone visibile da tutte le colline che abbracciano la convalle. Dal campanile di Sant’Abbondio, uno dei simboli della città, a Cardina, ma anche dalla Napoleona e dal Baradello. Due mesi che hanno visto incontri, appelli e il pensiero dei tanti che vivono nelle zone attigue che, quando piove forte temono smottamenti dovuti al terreno diventato fragilissimo.

E se progressivamente la macchia marrone tra gli alberi verdi si andrà ad attenuare mimetizzandosi con l’ingiallimento delle altre foglie e la successiva caduta, camminare nelle zone dell’incendio porta a vedere e toccare con mano tronchi completamente carbonizzati, rami neri e sentieri sbarrati dagli alberi che erano già caduti durante il nubifragio del luglio 2023 quando, in pochissimo tempo, aveva raso al suolo quasi 6mila piante, alcune delle quali diventate poi una sorta di “carburante” che ha alimentato l’incendio di metà agosto. Fiamme che sono arrivate a lambire le case. Sono tanti i comaschi che amano quel polmone verde incastonato tra Lora e Albate e che, soprattutto nei fine settimana, non rinunciano alle passeggiate. La zona peggiore è quella che dal “sasso della strega” sale in direzione di Lora e verso la via Oltrecolle. Gli spazi dove lo sguardo è più libero portano a scorci simili alla foresta pietrificata della Namibia, quelli più compatti e pieni di vegetazione danno invece la percezione esatta di quello che è accaduto e che non si è trasformato in una tragedia per la città grazie a vigili del Fuoco, Protezione civile, volontari, idranti e spole di elicotteri fino all’arrivo dei più potenti Canadair.

Per ripartire il Monte Goj vedrà due interventi distinti. Il primo, già pianificato e finanziato da tempo dalla Regione con 400mila euro, riguarda la rimozione di un grosso quantitativo degli alberi caduti nel 2023, di cui circa un terzo interessati parzialmente dalle fiamme della scorsa estate. Il Parco Spina Verde ha pubblicato la manifestazione d’interesse (dal Comune di Como è arrivata nelle scorse settimane l’autorizzazione idraulica legata al torrente Segrada) per gli interventi di sistemazione del dissesto idrogeologico e di mitigazione, scaduta ieri, per individuare operatori economici da invitare alla procedura negoziata con l’obiettivo, come spiega il presidente Giorgio Casati, di arrivare «alla partenza dei lavori prima della fine dell’anno». Parallelamente è in via di definizione il piano straordinario post incendio presentato recentemente in Regione Lombardia che ha chiesto una divisione in lotti per suddividere il costo complessivo stimato in 7 milioni e rendere quindi più semplici i finanziamenti. «Nell’arco di una settimana - precisa Casati - dovrebbero essere pronti gli stralci del progetto generale da 7 milioni e sottoporremo tre ipotesi. Gli interventi prioritari, secondo me abbordabili, hanno un costo stimato tra i 700 e i 900mila euro. Riguardano tre aree diverse e si valuterà con la Regione e la cabina di regia la priorità da assegnare». Di certo ci sarà la necessità di posizionare strutture e reti paramassi verso via Oltrecolle per evitare la caduta di materiale in caso di forte maltempo. Alcuni grossi sassi si sono invece staccati verso Albate, a non molta distanza dalle case, ma comunque all’interno dell’area verde che resta osservata speciale. Non c’è infatti tempo da perdere per la maxi operazione di messa in sicurezza, a cui seguirà quella della riforestazione. Casati spera di poter avviare anche questa tranche di interventi «per la fine dell’anno». Intanto, sessanta giorni dopo l’incendio, la ferita del Monte Goj è ancora aperta.

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