Abusi sessuali, calunnie e terapie inutili: sette medici comaschi rischiano la sospensione

Il caso La commissione centrale dell’Ordine torna a lavorare dopo cinque anni di inattività. Risultato? Si sbloccano i ricorsi finora sospesi contro i provvedimenti assunti in primo grado

Como

L’Ordine dei medici può tornare a radiare i colleghi che si sono macchiati di gravi responsabilità. Abusi sessuali, calunnia, falso, terapie prescritte senza evidenza scientifica, sono diversi i capi d’accusa mossi da ormai diversi anni nei confronti di almeno sei medici comaschi, cui nell’ultimo anno se ne è aggiunto un settimo. Nonostante queste importanti responsabilità, rilevate e discusse in sede disciplinare già da prima della pandemia, i medici contestati, sospesi da uno a sei mesi o radiati per sempre, hanno comunque continuato a poter lavorare, rimanendo dentro alle file del loro ordine professionale.

Questo è successo perché da anni, almeno dal 2020, l’organo nazionale a cui è possibile fare appello è rimasto fermo.

Tanti ricorsi arretrati

«Il Cceps, la commissione centrale per gli esercenti delle professioni sanitarie – spiega Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como – mancava di un commissario ministeriale e non poteva decidere dei tanti ricorsi arretrati. Adesso, da qualche settimana, questo organismo è finalmente tornato in funzione, con tutti i suoi membri. Dunque le varie contestazioni si stanno sbloccando». È di pochi giorni fa una prima radiazione da parte dell’Ordine dei medici di un camice bianco di Bulgarograsso, per fatti che risalgono addirittura al 2012. A livello nazionale si contano un migliaio di procedimenti da sbloccare.

Solo segnalazioni fondate

Attenzione: laddove l’Ordine di Como sia arrivato a decidere per la radiazione, ma anche già dalla sospensione, difficilmente i medici sanzionati potranno continuare a lavorare nel pubblico, i più comunque vedono recedere la convenzione, ma continuano ciò nonostante a visitare privatamente. Senza la conferma dalla parte della commissione centrale Cceps insomma le radiazioni decise a Como non hanno effetto.

È stato così per una dottoressa di base che in provincia era stata radiata perché seguiva con il “pendolino” pratiche cliniche assai discutibili, ma anche per un altro medico, in attesa dell’ultimo grado di giudizio, con accuse a sfondo sessuale, oppure per un’altra dottoressa accusata di falso nel quadro di un incidente stradale che però si è appellata presso un secondo tribunale. «È da qualche settimana che l’organismo nazionale sta lavorando celermente – spiega Giovanni L’Ala, medico comasco membro della commissione disciplinare – e dunque è lecito aspettare che arrivino altre decisioni in merito ai casi contestati a Como».

Attenzione, l’Ordine dei medici di Como, come nelle altre province, valuta tutte le segnalazioni pervenute all’organo disciplinare a patto che non siano anonime e siano fondate, comprovate. A quel punto si apre una fase dibattimentale, sentito il medico accusato come i pazienti, o colleghi e gli eventuali soggetti coinvolti, il tutto in parallelo alla giustizia ordinaria. Solo alla fine l’Ordine emette una decisione, vincolante, sempre se nel mentre non scatta l’appello alla Cceps, organismo rimasto fermo per anni e che solo ora ha riavviato le attività.

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