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Il caso Respinto il ricorso di Vincenzo Militello, 66 anniDecisi cinque anni e mezzo per violenza sessuale
Lettura 1 min.Si sono aperte le porte del carcere per Vincenzo Militello, 66 anni, l’ex bidello del setificio “Carcano” cui erano stati contestati due diversi episodi di abusi su altrettante ex studentesse della scuola superiore comasca, uno più grave, il secondo considerato di entità minore. A nulla è valso l’ultimo ricorso in Cassazione, dopo che l’Appello aveva confermato i cinque anni e mezzo che erano stati decisi nel corso dell’udienza di fronte al giudice preliminare di Como.
Il collaboratore scolastico, che aveva già scontato oltre due anni in regime di custodia cautelare ai domiciliari, dovrà ora trascorrere in cella il tempo che rimane per concludere la pena inflitta. La misura custodiale era stata eseguita nella primavera del 2024 dai carabinieri della Compagnia di Como. L’accusa era stata quella di violenza sessuale ai danni di una studentessa e di un secondo palpeggiamento ai danni di una seconda alunna, ragazze che all’epoca dei fatti avevano rispettivamente 15 e 17 anni.
In primo grado l’imputato era stato anche indagato - e scagionato - da un terzo capo di imputazione relativo all’aver mostrato video spinti a ragazzi inferiori ai 14 anni. L’indagine era nata da una segnalazione arrivata prima sul banco dei carabinieri di Como, allertati direttamente dall’istituto scolastico, poi del pm Alessandra Bellù.
La difesa e pure l’imputato, in tutti questi mesi, mai hanno voluto commentare quanto contestato. L’unica eccezione era stata fatta al chiuso dell’aula del palazzo di giustizia di Como quando Militello aveva respinto tutte le accuse, confermando solo le chat cariche di messaggi affettuosi e non oltre, scambiati anche con altri ragazzi. Il giudice però l’aveva pensata diversamente condannandolo. Il caso era emerso a marzo del 2024 quando la principale vittima degli abusi aveva raccontato ad un proprio amico quello che avveniva con il bidello nelle aule della scuola, ma anche in biblioteca. Il racconto era poi stato comunicato ad una collaboratrice scolastica collega del bidello e infine ad una professoressa. In poche ore la vicenda era finita sul tavolo dei vertici dell’istituto, della famiglia e dei carabinieri.
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