«Accoltellò con coscienza». Sette anni per l’aggressore
In tribunale La vittima è un ragazzo che litigava con il fratello dell’accusato. Agli agenti aveva fatto intendere che le ferite riscontrate erano accidentali
«L’intento di ledere la vittima era chiaro, perché colpì mentre era a terra. Colpi vibrati con forza, con un discreto arco di movimento del braccio, non compatibili con movimenti occasionali». Fu insomma una scelta «cosciente e volontaria», con «la prova del dolo omicidiario».
Con queste parole, i giudici di Como hanno motivato la condanna a sette anni per tentato omicidio inflitta a Mohamed Friha, 20 anni residente in città, accusato di aver colpito improvvisamente e a distanza ravvicinata con due coltellate, un altro ragazzo che stava litigando con il fratello dell’accusato tra la via Manzoni e la zona di Sant’Agostino. Il coltello a serramanico era stato recuperato dalla polizia già lavato in una vicina fontanella e ancora in possesso dell’arrestato che lo consegnò.
Friha, infatti, dopo la rissa che era scoppiata in strada e a cui alla fine avevano partecipato più persone, si era allontanato in direzione di piazza Matteotti dove fu poi trovato dagli agenti della Questura. Ammise di essere stato presente, non di aver colpito volontariamente ma solo di aver spinto via il ragazzo che era stato ferito mentre teneva in pugno il coltello, lasciando quindi intendere una non volontà nel compiere quella azione.
La difesa
La difesa, con l’avvocato Roberto Melchiorre, aveva anche puntato sull’accidentalità della presenza del ventenne, che stava raggiungendo un amico al pontile di Villa Geno e che mentre camminava si era accorto di quanto stava avvenendo al fratello, decidendo dunque di intervenire in suo aiuto.
In questo fascicolo penale, condotto dalla pm Antonia Pavan, erano anche confluiti due video registrati da un uomo che si trovava nei pressi della stazione, e pure molte testimonianze. Tra queste quella dell’automobilista che era rimasto bloccato dalla rissa, mentre era in auto, e che aveva visto sfilare al suo fianco proprio Friha mentre sopraggiungeva. C’erano almeno una ventina di persone che bloccavano la strada, aveva detto l’automobilista, che quando aveva intuito la gravità di quello che stava accadendo aveva poi accelerato fingendo di andare addosso ai presenti, in modo da disperderli. Il ferito era stato portato in ospedale con due fendenti subiti dall’aggressore che nel momento in cui colpiva era di spalle.
«Il ferimento fu potenzialmente mortale – hanno scritto ora i giudici – È da escludere un ferimento accidentale e anche una eventuale reazione ad una aggressione. L’imputato fu visto da testimoni nell’atto di colpire mentre l’altro ragazzo era a terra, dunque con il chiaro intento di ledere». «I colpi furono volontari – si legge ancora –. Impossibile che non si sia accorto di aver colpito una persona, attinta dove ci sono organi vitali come il polmone». Infine, secondo i giudici, Friha non si trovava in un «imminente pericolo» ed era anche «l’unico armato», quella che dunque portò a termine fu una azione «cosciente e volontaria». La difesa, che aveva a lungo battagliato in aula, la pensa ovviamente in modo diverso e sta ora valutando il ricorso davanti ai giudici dell’Appello.
Il fatto in questione era avvenuto in piena notte, intorno alle 2.26 del 22 giugno del 2025, ed era nato da un litigio a sua volta originato da una questione futile: una ragazza di una compagnia aveva accidentalmente versato il contenuto di un bicchiere addosso ad un ragazzo di un altro gruppo: un incidente che aveva provocato prima uno scambio di battute, poi lo scontro fisico tra i ragazzi in strada.
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