Accusa i rivali in amore di averlo rapinato. La bugia gli costa la condanna per calunnia

La sentenza. Si presenta dai Carabinieri e denuncia: aggredito da sconosciuti e derubato. In realtà sapeva benissimo che uno di loro aveva avuto una relazione con la sua ex fidanzata

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P.Mor.

Como

Litiga con il rivale in amore. Poi, il giorno dopo, si presenta dai Carabinieri per denunciare di essere stato rapinato e fornisce la foto dell’auto sulla quale gli aggressori sarebbero fuggiti. In due finiscono sotto inchiesta, prima di scoprire che non vi fu alcuna rapina. La falsa denuncia contro il compagno della ex fidanzata, costa a un comasco oggi 46enne una condanna per calunnia. Lui si chiama Luca Bisignano, nato nel febbraio dell’80 a Como.

Il 9 giugno 2000 è protagonista di un pestaggio con altri due uomini, che gli costa un giro al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna. Nulla di particolarmente grave, non fosse per ciò che racconta ai Carabinieri. E cioè che due uomini, che lui non conosceva e che avevano il volto nascosto da una mascherina sanitaria (erano i mesi successivi alla fine del lockdown da Covid) lo avevano aggredito alle spalle per rapinargli la catenina del valore di cinquemila euro che aveva al collo.

Agli inquirenti Bisignano lascia una foto di un’auto con tanto di numero. I Carabinieri risalgono alla proprietaria e, grazie a lei, ai due uomini che quel giorno utilizzavano la vettura.

Tempo pochi giorni e uno di loro si presenta in Questura per raccontare una storia ben differente rispetto a quella formalizzata nella denuncia. I due, o almeno uno di loro, non erano affatto degli sconosciuti. Si trattava di una persona di origini straniere che aveva avuto una relazione con una ex fidanzata di Bisignano. Quest’ultimo, nel frattempo cambia versione. E ammette che non fu una rapina, che era stato lui a mal interpretare quella colluttazione. Ma ormai il danno era fatto.

Secondo i giudici di primo e di secondo grado, che hanno riconosciuto il comasco colpevole di calunnia, l’imputato aveva già avuto contrasti quell’uomo. E, anzi, che quel giorno fu proprio Bisignano ad avvicinarlo, insultandolo e minacciandolo. Da qui la colluttazione che ha fatto finire l’imputato in pronto soccorso.

La difesa aveva fatto ricorso in cassazione sostenendo da un lato che Bisignano avesse realmente potuto credere di essere vittima di una rapina e che inizialmente non conosceva l’identità degli aggressori; che l’eventuale reato di calunnia non fosse aggravato; che bisognava concedere al comasco le attenuanti generiche.

I giudici della Suprema corte hanno respinto tutte le istanze: sul primo fronte, in realtà, le sentenze di merito erano assolutamente chiare e ben motivate; sul secondo la calunnia era aggravata perché l’accusa falsa riguardava un reato punito con una pena massima superiore a dieci anni, ovvero la rapina. Infine mancavano elementi positivi sufficienti per concedere le attenuanti generiche. Da qui la conferma della condanna per calunnia, diventata definitiva.

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