Affare criptovalute, ma era una truffa: spariti 300mila euro

L’allarme Sempre più frodi denunciate in provincia. Dal trucco della ballerina amica al finto sms da Nexi, le strategie dei malviventi sono sempre più sofisticate

Como

Non solo il “finto carabiniere” e le truffe agli anziani. Sono sempre tante le tipologie di raggiri che colpiscono sul territorio della provincia di Como, con importi anche notevoli che scompaiono nel nulla. Come ad esempio, il caso di un avvocato che nelle scorse ore ha portato dalla Polizia postale un proprio cliente cui erano stati appena portati via 300mila euro con la nota truffa delle criptovalute.

Partiamo proprio da qui, ovvero da questo raggiro che consiste nel carpire la fiducia delle vittime – di solito contattate sui social – lasciando intendere guadagni mirabolanti in poco tempo.

Miraggi impossibili

Quello dei guadagni facili è uno dei punti spesso toccati dai truffatori, che però – per rendersi credibili – all’inizio girano dei contanti a chi ha in precedenza investito presso di loro, (ridando 500 euro, anche mille euro) per poi chiedere nuovi investimenti che tuttavia spariscono nel nulla. Spesso chi compie questi raggiri ha già “studiato” la propria vittima, sapendo bene lo stile di vita e fino a che punto è possibile spingersi con la richiesta di contanti. Il record della provincia di Como, per questa tipologia di raggino, è di 765mila euro scomparsi. Nella vicina Varese si parla addirittura un milione di euro evaporati, ma ci sono tracce anche di raggiri – sul Milanese – pure da 3 milioni di euro.

Un’altra truffa molto in voga ultimamente è quella della “ballerina”. In provincia si sono registrati di recente almeno quattro casi, ma sarebbero molte di più le chiamate arrivate alla polizia postale, alla Questura oppure ai carabinieri. Il giro è semplice e parte da un account già rubato ad una precedente vittima. I truffatori contattano amici di questa stessa vittima chiedendo il favore di votare un video su una ballerina loro conoscente, che è in gara ad un non meglio precisato concorso.

Il truffatore – che nel frattempo sta già cercando di forzare il sistema – finge anche di essere di buon cuore, di non voler fare perdere tempo all’amico di turno per quel voto, e chiede quindi di girargli il codice che nel frattempo dovrebbe essere arrivato all’interlocutore («Cosi ci penso io a votare a nome tuo», dice). Solo che quel codice numerico non serve per il voto, ma è il codice di sicurezza inviato dalle piattaforme di messaggistica per verifiche in merito al tentativo di forzatura precedente messo in atto dai malviventi.

L’obiettivo della truffa della “ballerina” è quello di rubare identità digitali, con cui poi magari mettere in atto altri raggiri come quello di cui abbiamo parlato prima, ovvero ad esempio la truffa delle criptovalute.

Carte di credito

Altro raggiro molto utilizzato è quello legato a Nexi, che è una delle principali aziende per pagamenti con carte di credito e prepagate e che ha preso in mano la gestione anche di importanti istituiti di credito.

I truffatori si spacciano per questa importante azienda e inviano messaggi in cui fanno credere di aver ricevuto richieste di bonifico da 4.900 euro in uscita dal conto e che volevano verificare. Per questo motivo chiedono alla vittima di contattare un finto servizio di assistenza (in realtà sono i truffatori) che chiederà di entrare nelle home banking convincendo ad installare un programma da remoto «per risolvere il problema». La cosa, a pensarci bene, non ha senso perché eventualmente già la banca in autonomia potrebbe fornire questo aiuto, senza disturbare il cliente. Ma i truffatori, altro tratto caratteristico di tutti i raggiri, puntano sempre o sulla voglia di guadagni facili, come dicevamo prima, oppure sulla combinazione «fretta e paura». Fretta, nel farti fare le cose senza pensare, paura nel farti credere che parte dei tuoi soldi stiano sparendo.

Una volta che il malvivente ottiene di far installare il programma, poi potrà controllare il pc facendo sparire i soldi. Una variazione di questo raggiro porta anche a inviare i dati di un «Iban sicuro» su cui far confluire i soldi del conto attaccati da presunti hacker.

Ovviamente l’Iban riconduce ai conti dei truffatori che in un attimo spostano ulteriormente i contanti ricevuti facendoli sparire.

È insomma un mondo sempre vario, quello dei raggiri, che si unisce ad attività più porta a porta come le note truffe del finto carabiniere. Però, fermandosi a pensare per qualche attimo, il filo conduttore è sempre lo stesso: giocare sulla fretta e anche sulla paura delle vittime, la paura di poter perdere dei soldi oppure di avere qualche parente in difficoltà. Per tutto questo infinito discorso la soluzione è sempre una: nel dubbio, meglio contattare le forze dell’ordine.

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