Affitti choc: aumenti del 50% a Como

La proposta di Confedilizia: cedolare al 5% per sottrarre immobili al mercato della locazione turistica. Il nodo degli alloggi vuoti: sarebbero 9mila. «I proprietari temono morosità e ritardi nella restituzione»

Sfiora il 50% in media l’aumento dei canoni di affitto negli ultimi dieci anni a Como, in linea con i valori nazionali e comunque sempre meno che a Milano, capofila dei rincari. L’analisi è di Immobiliare.it Insights e dice molto dell’emergenza abitativa in corso, segnata anche da un incremento delle locazioni brevi a uso turistico.

«Negli ultimi anni si è verificata una notevole conversione di immobili da contratti di lungo periodo abitativi a contratti di breve periodo», osserva il presidente di Confedilizia Como Claudio Bocchietti.

La risposta istituzionale più efficace non risiede tanto nelle restrizioni o nei divieti, quanto piuttosto nella leva fiscale: «L’antidoto non è quello delle penalizzazioni, ma dell’incentivazione».

La proposta riguarda in particolare l’aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato (3+2) e transitori. «Se la cedolare secca a Como passasse dal 10 al 5%, ci sarebbero molti proprietari che convertirebbero al contrario immobili dagli affitti brevi alle locazioni abitative».

Una riduzione dell’aliquota

L’efficacia della misura potrebbe crescere con l’eventuale riduzione dell’aliquota all’1% per i contratti stipulati nel 2027 a favore di conduttori con meno di 36 anni: «Chiaramente il locatore andrà a preferire una tassazione ancora più ridotta, attirando così più giovani in città», è lo scenario descritto dal presidente di Confedilizia Como. La leva fiscale non può tuttavia rimanere un intervento isolato, ma deve inserirsi in un quadro coordinato volte a tutelare i lavoratori e le giovani coppie.

Le case destinate agli affitti brevi, a Como, sono il 3,4% del totale, secondo l’analisi Aigab. Secondo dati Istat, a Como ci sono 9.971 case affittate per un periodo lungo, altre 9mila sono le abitazioni lasciate vuote.

«È difficile che qualcuno non occupi o non faccia fruttare un immobile – osserva Claudio Bocchietti -. Sussiste tuttavia il timore legato alla morosità e ai tempi di restituzione alla scadenza del contratto». Per superare queste esitazioni, la certezza del diritto e l’efficienza procedurale diventano prioritarie. «A Como mancano gli ufficiali giudiziari che eseguono gli sfratti. Serve maggiore certezza nel rientrare in possesso del proprio immobile, affiancata da una valutazione attenta del giudice sulle contrapposte esigenze del locatore e del conduttore moroso», conclude Bocchietti, indicando nella tutela del credito e nella celerità esecutiva i presupposti indispensabili per rilanciare l’offerta abitativa locale.

Problemi di gestione

Proprio questo aspetto è sottolineato da Alessandra Dotti, vicepresidente del settore extralberghiero di Confcommercio, che concorda sulla possibilità che alcuni proprietari scelgano in futuro affitti a lungo termine. «Il lavoro di gestione delle locazioni brevi sta diventando sempre più complesso - spiega Alessandra Dotti - tra normative comunali, regionali e statali più rigide, adempimenti fiscali e stringenti vincoli dei portali, molti piccoli proprietari valutano il ritorno agli affitti tradizionali. La svolta potrebbe arrivare da tutele reali contro le morosità e da opportune agevolazioni fiscali».

Nuove politiche abitative sono l’auspicio anche di Fabio Frigerio, segretario generale Sunia Cgil Como che includono il recupero e rilancio dell’edilizia residenziale pubblica.

«Riconosciamo l’importanza di sostenere i contratti a canone concordato. Critichiamo il fatto che manchi una revisione delle detrazioni fiscali per gli inquilini, ferme al 2008 – conclude Fabio Frigerio - nella definizione di Accordi Territoriali suggeriamo meccanismi di calcolo dei canoni legati ai dati Omi dell’Agenzia delle Entrate per importi realmente calmierati, oltre a incentivi aggiuntivi di competenza locale come aliquote Imu agevolate dei Comuni per i contratti a canone concordato e istituzione di fondi di garanzia in tutela della regolarità dei rapporti».

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