Albate, medico di famiglia cercasi

Alla Cascina Masseé mercoledì sera un’assemblea convocata dal circolo Pd. Una cinquantina le persone presenti, in diversi hanno testimoniato difficoltà a raggiungere ambulatori lontani, anziani senza auto, in bus, cardiopatici senza curante, parenti che hanno trovato un medico a Monte Olimpino o che in un anno hanno cambiato tre dottori

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Como

Gli albatesi chiamano nuovi medici di famiglia, ma servono locali e contratti d’affitto. Nel popoloso quartiere prima dell’estate è andato in pensione un medico, una collega ha spostato in provincia lo studio, una sostituta è salita a Brunate dove ha trovato con il Comune un ambulatorio a buon prezzo. Già prima Albate aveva salutato dottori storici che hanno appeso lo stetoscopio al chiodo. E così in poco tempo circa 2mila assistiti hanno dovuto cercare un nuovo curante, i tre rimasti attivi nei dintorni però hanno raggiunto il numero massimo di pazienti. L’Asst Lariana ha domandato loro se possono prendere in carico altri cittadini, pur dando parziale disponibilità tante persone sono state dirottate in centro città, restano senza un riferimento ad oggi circa 300 albatesi.

Di tutto questo si è parlato alla Cascina Masseé mercoledì sera, in un’assemblea convocata dal circolo Pd. Una cinquantina le persone presenti, in diversi hanno testimoniato difficoltà a raggiungere ambulatori lontani, anziani senza auto, in bus, cardiopatici senza curante, parenti che hanno trovato un medico a Monte Olimpino o che in un anno hanno cambiato tre dottori. La speranza è che dall’anno prossimo arrivi una nuova dottoressa in formazione, che possa prendere in carico mille pazienti, ma ancora non è certo che questo medico scelga Albate e non preferisca, come quasi tutti i nuovi colleghi, la vista lago e la città murata.

«Bisogna rendere attrattivi i quartieri – ha detto Paolo Iaria, l’unico medico rimasto a Rebbio invitato alla serata – il pubblico e il Comune devono darci la disponibilità come succedeva un tempo di ambulatori e studi a costi sostenibili, l’azienda ospedaliera può aiutarci con personale e infermieri». In questi giorni però si discute di concentrare i medici nelle case di comunità, per Como all’ex Sant’Anna, idea poco gradita dai camici bianchi. Quanto agli ambulatori utilizzati oggi ad Albate dai tre medici il contratto d’affitto risulta scaduto da ormai sei anni. «Confermo – racconta il dottore Paolo Laface, in pensione da giugno – paghiamo da anni l’affitto ricevendo la busta come utenti non regolari, abbiamo domandato un rinnovo, ma non ci sono state date risposte». «Ai nuovi medici bisognerebbe spiegare che lavorare in quartieri come Albate conviene – così ha detto Arnaldo Butti, uno dei tre medici operanti – è meglio che il centro città perché qui la comunità è coesa, perché i parcheggi ci sono e non costano troppo, perché c’è grande domanda di assistiti». Per accogliere una eventuale nuova dottoressa vanno sistemati i locali attigui agli ambulatori comunali esistenti in via Sant’Antonino. «Anche quest’anno grazie ai nostri medici con la parrocchia e gli alpini faremo all’oratorio le vaccinazioni – ha detto Franca Ajani, referente dell’associazione Incontri – dalla pandemia ci auto organizziamo per offrire agli abitanti questo servizio vicino a casa». «Abbiamo raccolto 400 firme – così Francesco Finizio segretario del circolo Pd – da inoltrare alle autorità cittadine, Comune e Asst, per cercare nuove soluzioni». Sono intervenuti durante l’incontro la nota pediatra Roberta Marzorati e l’urologo Paolo Furgoni.

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