Casa e lavoro, allarme dei sindacati: «A Como affitti non sostenibili»
La denuncia. Sono circa 11.800le assunzioni programmate Ma non ci sono abitazioniper i potenziali candidati
Lettura 1 min.Como
La questione abitativa è diventata una delle sfide cruciali per il futuro economico e sociale della provincia di Como. Non si tratta più soltanto di sostenere le fasce tradizionalmente fragili, ma di affrontare un’emergenza che colpisce direttamente lavoratori, giovani e famiglie, condizionando la capacità del territorio di attrarre e trattenere risorse umane qualificate.
I dati più recenti evidenziano chiaramente questa contraddizione. Nello scorso trimestre estivo le imprese comasche hanno programmato quasi 11.800 nuovi ingressi, ma per una figura su due le aziende prevedono gravi difficoltà di reperimento. Davanti a questi numeri, Cgil Como, Cisl dei Laghi e Uil Lario pongono un interrogativo essenziale: è possibile affrontare la carenza di personale senza chiedersi se chi lavora a Como possa effettivamente permettersi di viverci?
L’attrattività del territorio — alimentata dal mercato immobiliare di pregio sul lago, dal turismo, dalla vicinanza con la Svizzera e dagli investimenti esteri — produce una spinta al rialzo dei prezzi che sconcerta i redditi ordinari. La difficoltà non riguarda più solo l’accesso all’edilizia residenziale pubblica, ma investe una fascia intermedia che non ha i requisiti per le case popolari e al contempo non sostiene i canoni del libero mercato. In una realtà di confine, l’alto costo dell’abitare spinge molti giovani e professionisti a optare per il mercato del lavoro elvetico o a rinunciare a concorsi nei servizi pubblici essenziali locali.
A ciò si aggiunge il progressivo calo della popolazione in età lavorativa richiamato dalle analisi demografiche sul territorio Lariano, i cui effetti penalizzano già oggi il sistema produttivo. Gli interventi promossi da Regione Lombardia, Comuni, ALER, cooperative e Terzo settore non mancano, ma rimangono frammentati. Secondo i dati del luglio 2025, nella sola provincia di Como si contavano 1.302 alloggi pubblici sfitti (611 di proprietà ALER e 691 comunali). Per valorizzare questo patrimonio e le risorse per l’housing sociale serve ora un salto di qualità: passare dalla gestione dell’emergenza a una programmazione strategica.
I segretari Sandro Estelli (Cgil), Daniele Magon (Cisl) e Dario Esposito (Uil) propongono di portare il tema “casa, lavoro e attrattività” al Tavolo per la Competitività della provincia di Como. L’obiettivo non è sfruttare la sede istituzionale già esistente per unire sindacati, imprese e enti locali. Recuperare lo sfitto e offrire affitti sostenibili significa tutelare la competitività stessa della provincia.
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