Allarme psichiatria, i disagi in aumento. Non ci sono i medici

Salute Le domande di assistenza sono in crescita. Il professionista: «Sono esplosi i bisogni delle persone. Per i giovani ansia e stress, per gli anziani solitudine»

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Psichiatria, aumentano i bisogni, diminuiscono i medici.

Negli ultimi anni la domanda d’assistenza per problemi relativi alla salute mentale sono molto aumentati, dalle sedute di psicoterapia con gli psicologi, fino alle richieste in acuto per le emergenze più difficili da contenere. Un problema che tocca gli adolescenti, più ansiosi, come gli anziani, più ammalati di solitudine. Tra i più giovani, spiegano gli esperti, si nota un aumento del 33% delle richieste in campo mentale rispetto a cinque anni fa, la domanda d’aiuto per le crisi più gravi nella popolazione generale si attesta attorno a un più 10%.

Nel Comasco l’unico reparto di Psichiatria rimasto aperto è quello dell’ospedale Sant’Anna, potenziato negli scorsi mesi e portato da 19 a 28 posti letto. Menaggio del resto è chiuso da tempo. La speranza è che la Psichiatria di Cantù, dopo i lavori di riqualificazione partiti inizio 2025, possa riaprire, in teoria il termine era inizio anno. Restano sul territorio i servizi ambulatoriali e residenziali come presidio. Gli accessi in Pronto soccorso stando ai dati diffusi dall’Asst Lariana non sono esplosi, 700, 800 l’anno. Certo è dai pazienti psichiatrici che scaturiscono gli episodi più complessi da gestire, circa la metà delle aggressioni in ospedale. Non a caso il Sant’Anna, impegnato ad allargare il Pronto soccorso, vorrebbe ricavare anche degli spazi aggiuntivi per gestire proprio questi casi delicati.

Dall’altra parte il problema riguarda la cronica carenza di personale, circa un terzo del fabbisogno di psichiatri resta scoperto negli ospedali lombardi. Peggio nelle zone periferiche, nel Comasco una decina di psichiatri potrebbe stabilizzare la situazione, ma è vero che l’Asst Lariana di recente è riuscita ad assumere alcuni giorni specialisti. Il territorio, per visite e primi accessi, tiene, almeno in città, meno in provincia. Succede anche grazie a psichiatri pensionati, ben oltre i 70 anni, che rientrano in servizio tramite libera professione. Tra i più noti i dottori Salvatore Zizolfi e Stefano Biscioni.

«Siamo rimasti in pochi, questo è vero – spiega Zizolfi – di recente però l’ospedale ha trovato qualche nuova leva. E’ altrettanto vero che gli psichiatri giovani si muovono molto secondo convenienza e opportunità. Noi reggiamo, nell’ultimo anno in città riusciamo faticosamente a tenere testa alle richieste, per le prime visite non c’è una lunga lista d’attesa, anzi. In generale sono esplosi i bisogni, l’ansia dei giovani, la solitudine degli anziani, stati di stress e depressione prima sopiti. Per un sostegno più lieve, per un confronto, anche gli psicologi sono oberati di lavoro per iniziare percorsi di psicoterapia». Non manca la domanda per sdraiarsi sul lettino, ma c’è bisogno anche di letti e reparti d’ospedale. «C’è un nodo anche per i casi più acuti e gravi – dice Biscioni – che necessitano poi del Pronto soccorso o di un letto in ospedale, molte dipende dalla tenuta delle comunità di cura. Se il numero degli specialisti in psichiatria rimasti al lavoro sia ancora sufficiente a rispondere a questo crescente e generale malessere io non so rispondere, la domanda però è più che valida».

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