Cronaca / Como città
Mercoledì 21 Gennaio 2026
Allerta coltelli in classe: secondo i presidi comaschi «il metal detector non è una soluzione»
L’allarme Punti di vista dopo i fatti di La Spezia. Calzolaio: «La scuola non può essere il capro espiatorio». Filosa: «La maggior parte dei ragazzi è responsabile»
«Purtroppo negli ultimi anni il disagio sta diventando un’emergenza che si manifesta in forme diverse: aggressività, conflittualità, ritiro, comportamenti a rischio e non possiamo ignorarlo. Vorrei che non passasse l’idea che riguardi un’intera generazione: la maggioranza dei ragazzi è responsabile, desidera imparare, costruirsi un futuro e ha bisogno di adulti presenti, non di etichette».
I pareri
Così la preside della Da Vinci-Ripamonti Gaetana Filosa riflette dopo quanto accaduto a La Spezia, con la morte dello studente Abanoub Youssef accoltellato da Zouhair Atif all’interno di un istituto professionale. L’idea del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di predisporre metal detector nelle scuole non sembra trovare appoggio tra i presidi comaschi. «La nostra scuola cerca di essere attenta al tema della sicurezza con vigilanza, regole chiare, ascolto, monitoraggio dei segnali di fragilità e collaborazione con le famiglie – evidenzia Filosa -. Sul tema dei metal detector, pongo una domanda: anche nel caso in cui si rilevasse un’arma, la scuola da sola è in grado di intervenire? Io credo che la risposta più solida stia in una strategia integrata, fatta di prevenzione e sensibilizzazione, di presa in carico precoce del disagio, di sinergia operativa con gli organi preposti». «Penso che questi dispositivi non siano risolutivi - è il parere di Gian Maria Rovelli, preside del Giovio -. Si rattoppa in quel contesto un problema, senza risolverlo davvero. In casi come quello di La Spezia sarebbe interessante capire perché nessuno si è accorto che c’era questo rischio potenziale». «La scuola, per me, rimane un luogo protetto, in cui gli studenti e le studentesse possano essere sereni per affrontare il loro processo di crescita e di formazione - le parole della preside del Volta Barbara Pintus - A mio parere devono essere costanti gli interventi educativi e, soprattutto, preventivi per possibili comportamenti non consoni al rispetto degli altri. L’importante è trasmettere contenuti, ma attraverso il consolidamento di relazioni tra docenti, studenti e famiglie, fornendo modelli valoriali».
Strumenti a disposizione
«La scuola mette in campo gli strumenti che ha per arginare la violenza - aggiunge anche Nora Calzolaio, preside del Pessina -. Ma è triste che sia considerata il capro espiatorio: c’è la famiglia, c’è un contesto socio-economico, ci dovrebbero essere strutture di welfare come servizi di assistenti sociali e volontariato per recuperare questi ragazzi. Da soli possiamo fare poco». «Penso che l’introduzione del metal detector a scuola avrebbe un’efficacia molto limitata - è infine il commento di Gianluca Mandanici, preside del Setificio -. Sarebbe meglio investire risorse nel supporto psicologico e in percorsi formativi mirati alla gestione del malessere emotivo e dei conflitti».
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